sabato 26 ottobre 2013

Preparandomi...

per quel periodo dell'anno...

Succede di tutto: concerti, prove, ingolfamento lavorativo con tanto di microtrasferta e finanche un lutto in famiglia. Ma non demordo. Non mi lascio smontare, perché voglio tentare il colpo grosso.

Ho un progetto davvero ambizioso ques'anno. Rifare al meglio "Il Primo Gradino" (titolo provvisorio, anche lui da cambiare) con una nuova trama, conflitti imprevisti e grosse scelte da affrontare per i poveri protagonisti.
Parto col vantaggio di conoscere già molto bene i personaggi e l'ambientazione, posso scalettare scendendo nei dettagli e approfondendo perché so cosa può funzionare e cosa no.

Andare quasi a ruota libera come ho fatto le altre volte è divertente per far nascere delle idee, ma se poi queste non si concretizzano e coagulano in un progetto coerente e portato avanti con rigore rimane tutto un gioco fine a se stesso, non molto diverso che stare tutto il giorno a giocare coi Sims.

Mi serve l'atmosfera di entusiasmo collettivo (mondiale!) del NaNoWriMo per trovare l'energia, ma stavolta lavorerò lasciando in secondo piano l'ansia del conteggio parole (pur importante) per pensare invece già alla qualità dello scritto.

Pazzesco.

domenica 7 aprile 2013

Accettazione


Per carenza di personale, è stato stabilito già da un paio d'anni che tutti noi del laboratorio dobbiamo turnare a coprire il posto vacante in accettazione.

Dire che nessuno vuole farlo è un eufemismo.

Oltre a non essere il nostro lavoro (siamo tutti tecnici e si tratta di un ruolo semi-amministrativo) e porre quindi difficoltà notevoli di adattamento mentale, l'accettazione è anche uno sportello aperto al pubblico...

Vi siete mai indignati andando a chiedere informazioni in qualche ufficio per sentirvi dare risposte più che vaghe, come se la persona seduta lì fosse appena scesa dalla luna?

E chi le dovrebbe sapere queste cose, mia nonna? Lei lavora qui, no?”

La vostra irritazione è comprensibile, ma ecco, considerate l'ipotesi che magari state chiedendo le tariffe postali o le procedure legali per chiedere un intervento dei NAS a uno che fino alla scorsa settimana studiava le rocce per cercare l'amianto, e l'unica procedura che conosce è quella per accendere il microscopio elettronico.

Vi aspettate che il ragioniere del ristorante cucini bene?

Ecco, allora perché pretendete il contrario?

Altra implicazione: deve esserci sempre qualcuno nella stanza. Gli ispettori e i nostri prelevatori suonano alla porta sul retro, qualcuno deve aprire. Il telefono squilla, qualcuno deve rispondere. La gente entra, qualcuno deve accoglierla. Arriva il corriere, qualcuno deve ritirare e consegnare le borse.

Non si può andare a far pipì/mangiare/prendere il caffè quando se ne ha voglia.

Normale disciplina in molti altri luoghi di lavoro, eh, ne sono consapevole...ma regole molto dure per noi. Che siamo dei disgraziati, lasciati ai nostri istinti animaleschi ci aggiriamo nei corridoi schiamazzando come una scolaresca e lavoriamo solo se frustati.

Comunque alla fine toccava a me, un evento notevole perché sino all'ultimo momento incerto.

Ero pronta (si fa per dire) a presentarmi –secondo calendario pubblicato– il 1° gennaio 2012, ma pochi giorni prima mi venne comunicato che una collega aveva chiesto di scambiarsi per motivi personali, rendendosi disponibile per quel periodo.

Nonostante io sia poco espansiva, il direttore è rimasto così folgorato dal mio sorriso di sollievo da volermi fotografare.

Ma non c'è riuscito.

Mi spiace. Il momento fuggevole è andato perduto. Questa è l'espressione con cui voglio essere immortalata, sempre e comunque:


Il mio nuovo giorno di inizio sarebbe stato il 2 maggio.
Le colleghe dell'accettazione mi hanno trovata alla postazione, in attesa. Mi hanno guardata in modo strano. Eppure non avevo in mano il granbasso della foto precedente.

«Ma non ti hanno detto niente?»

Alla collega di prima era stato chiesto di allungare il suo turno ancora fino all'autunno.
Ordini di servizio? Comunicazioni? Avvisi agli interessati? Eh?

Torno in reparto interrompendo la festa di quelli che si credevano i miei ex-collaboratori. Ma dopo lo scorno iniziale, il buon Sandro è stato felice di riavermi lì a lavorare al posto suo al suo fianco, la prospettiva di dover gestire da solo le estemporanee follie della collega-capo che non viene dalla Lettonia e non si chiama Elena (che non si pronuncia Ielena, affatto) sotto sotto lo preoccupava.

Ma alla fine sono dovuta andare, a ottobre, dopo molti altri litigi tra reparti e memorabili mail tra di noi piene di turpiloquio.

Con la mia caratteristica sollecitudine, sono giunta a parlare della cosa oggi, che ho concluso il turno da una settimana.

E mi sono già stufata.

Ho imparato molte cose dal quotidiano teatrino a cui ho avuto la fortuna di assistere, ma adesso visto che posso vado a mangiare quando mi pare e piace e ne parlerò la prossima volta.

sabato 9 febbraio 2013

La storia noiosa

Il mio primo vero romanzo –non il primo della mia vita, ma quello che ho creato dopo aver acquisito un minimo di consapevolezza nella scrittura– l'opera che ho cercato di elaborare al meglio studiando e applicandomi, alla verifica dei fatti non è andato tanto bene.

Cioè, è un disastro.

Non tanto per la parte tecnica, che è migliorabile ma già decorosa (lo studio non è stato inutile), ma per l'assenza di un qualsivoglia intreccio interessante.

Intendiamoci, non è che non succeda niente. Ma succedono cose al personaggio, anziché per causa sua. Avviene un cambiamento, ma non attraverso la giusta tensione, la lotta.

Ho dato rilevanza alla "cornice" della storia, al problema iniziale che il protagonista si porta da casa, anzichè alla vicenda che realmente stavo raccontando, e che era per me a solo un pretesto.
E il povero lettore rimane con un palmo di naso, la storia non decolla.

E se ho identificato il processo bacato (*) che mi ha portato a commettere simili errori, se è giustificabile che non mi sia accorta durante il lavoro di quale vicolo cieco avevo imboccato, non riesco a capacitarmi di non aver visto il problema nel romanzo finito, che pure avevo messo in discussione.

Eppure i segni c'erano, e una certa sotterranea inquietudine da parte mia. Qualcosa non girava, e lo sapevo. La storia era statica, dubitavo che sarebbe potuta piacere a qualcuno che non fosse innamorato dei personaggi quanto me.
Lo vedevo, ma ho voluto convincermi che non fosse grave.

E dire che quando il tuo stesso protagonista se ne esce a sbuffare:
"Ma che storia è? Se la stessimo raccontando a qualcuno, si sarebbe già addormentato!"
ecco, sarebbe il momento di farsi delle domande.

Avevo tentato di controllare quanto lo scritto si conformasse ai ragionevoli schemi di una struttura narrativa sensata (e che è la stessa da 2000 anni, ci sarà una ragione). Avevo notato che la struttura non collimava manco per sbaglio. Ma niente, l'errore di fondo che aveva minato tutto lo sviluppo ha continuato a eludere il mio scrutinio.

Il dubbio però ha continuato a crescere, un'ombra strisciante tra le pagine, un'angoscia esistenziale, un...
No, vabbè, ero convinta che andasse bene così.
C'è voluto il parere di un editor indipendente per strapparmi le fette di salame dagli occhi.

Sono contenta che sia accaduto, anche se questo vuol dire cestinare gran parte del lavoro e ristrutturare daccapo la vicenda.

Non c'è niente come scornarsi con un errore per imparare, come quando ti schianti contro un camion e voli giù dal viadotto...

Poi non lo fai più.

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(*) Cominciare a scrivere con solo l'inizio, la fine, e qualche vaga idea di eventi sparsi lì in mezzo, scalettare poche scene alla volta navigando a vista e convincersi che quello sia "programmare" il romanzo.

sabato 1 dicembre 2012

Sarebbe bello

dire che ho tagliato il traguardo trionfalmente, saltando di gioia e vantandomi con tutti...
 
In realtà sono arrivata strisciando sui gomiti, complici mille impegni sorti improvvisamente negli ultimi 3 giorni. Ma ce l'ho fatta, e quando ieri ho compiuto quello che credevo essere l'ultimo ben guadagnato aggiornamento, quel 59159 invece mi è sembrato una presa in giro, un numero che mi rideva in faccia...
 
Così ho ripreso a scrivere, ancora un pezzo, fa niente se è una scena che viene molto dopo (non c'è nulla che obblighi a scrivere il romanzo in sequenza!) e quindi quando arriverò lì magari sarà da buttare!
 
60027!!!
 
E la storia è davvero quasi finita.
 
Ora mi piacerebbe rilassarmi coi giochi che ho comprato per premiarmi, e non assistere allo spegnimento casuale del computer GRRRR

domenica 25 novembre 2012

Ah-ha!


Ma non è finita...

Devo fare meglio dell'anno scorso: rispettare la quota ogni giorno.
Devo quindi lavorare ancora fino a venerdì senza mollare.

Ah, già, e poi devo anche...ehm...finire il romanzo.

giovedì 15 novembre 2012

Nanetto esuberante

Aggiorno per dire (a nessuno) che sto andando a gonfie vele, addirittura meglio dell'anno scorso!
Oggi è la giornata in cui ci si aspetta di tagliare il mezzo traguardo, quello delle 25000 parole, e io sono a 32105!!!

Meglio che con Globus, Com'è possibile? Con questa storia raffazzonata, ambientazione evanescente, personaggi psicotici? E stavolta non ho rinunciato a prove e concerti, e sto lavorando come una dannata in accettazione, tornando a casa stremata...
 
Non mi sono esercitata durante l'anno.
 
Forse qualcosa di buono mi sta succedendo?
 
Una cosa però la so, e la voglio dire a chi pensa che scrivere di corsa in questo modo porti a un prodotto particolarmente schifoso.
 
Se la prima stesura, faticosamente stesa nell'arco di due anni e mezzo, de Il primo gradino non fosse stata riletta e corretta via via, non sarebbe affatto meglio, da un punto di vista formale, di quello che scrivo ora di getto. Ripetizioni, refusi, frasi inutilmente contorte e mancate concordanze, per non parlare di aggettivi inefficaci, passaggi scialbi...ci sarebbe tutto.
 
Non sto andando più veloce. Scrivo più a lungo. Mi costringo a farlo tutti i giorni, e non smetto quando non ne ho più voglia o sono arrivata in fondo alla scena, ma solo quando mi sembra di aver lavorato abbastanza.
 
Quello che è per forza di cose più sballato e bisognoso di revisione (ribadisco, non è che la forma non sia scadente, sto dicendo che lo sarebbe lo stesso) è il contenuto: tutte le idee nuove e i cambiamenti apportati in corsa non possono essere introdotti con calma nella parte precedente già scritta, non c'è tempo, ci si appunta la modifica da fare e si tira avanti.
 
Ci sarà molto lavoro da fare. Me ne sono resa conto con Globus, di cui avevo appena iniziato ad affrontare una revisione seria e mi mancano tuttora dei pezzi.
Ma, come ha detto qualcuno, una pagina scritta male può essere migliorata, una pagina bianca no.

domenica 28 ottobre 2012

Non ce la faccio

 

a non farlo...non voglio essere tagliata fuori!

Quindi ecco: una trama ideata in 10 giorni, un record per me. Ho terminato oggi la scaletta. Mi stavo bloccando, cercavo di dettagliare tutto, mi sembrava una schifezza, finché non ho dato un'occhiata a quella dell'anno scorso.

Era molto più vaga di così, pur trattandosi di una storia che "covavo" da aprile.

La descrizione di alcune parti era un "qualcuno fa qualcosa" appena più elaborato.

Avevo lasciato -consapevolmente- due grossi buchi nella trama, e mi mancava del tutto uno degli eventi cruciali, quello che nella parte finale doveva spingere la protagonista a prendere una decisione.

Eppure alla fine tutto si è sistemato. Riempire un buco ha di fatto risolto anche l'altro interrogativo, mentre l'avvenimento mancante mi è stato fornito dallo sviluppo di una sottotrama nata per caso da una frase buttata lì nella seconda scena.

Devo essere più ottimista e fiduciosa.

Una delle cose che il nostro cervello sa fare meglio è trovare correlazioni tra gli eventi, o inventarsele. Se ci si riflette abbastanza a lungo, si trova un senso in qualsiasi guazzabuglio, come quando si vedono le facce negli oggetti.

È l'essenza stessa della creatività.

E comunque, cosa mai può succedere? Ho già dimostrato a me stessa che posso farcela, stavolta me la prendo con più serenità, partecipo solo per divertimento!

venerdì 28 settembre 2012

Attesa

Il romanzo è nelle mani di una persona esperta che dovrebbe darmi un parere serio...sullo scritto in particolare e sulle mie capacità in generale.
 
Ma il mio capolavoro gli ha fatto esplodere l'ereader e quindi la valutazione andrà per le lunghe.
 
Non mi ha dato esplicitamente la colpa, non ce n'è bisogno.
 
Intanto mi tormento: partecipare o meno al NaNoWriMo 2012? L'anno scorso in fin dei conti mi sono divertita...Naturalmente non ho un nuovo progetto, non ci penso nemmeno...l'ipotesi sarebbe quella di rispolverare il vecchio, primissimo romanzo fantasy e approfittare della maratona per scrivere la maledetta seconda parte che non ha mai visto la luce.
 
Ma prendo il materiale e mi viene la nausea. Troppa roba a cui pensare. C'era un motivo se l'avevo abbandonato: la storia mi piace ancora, ma mi sommerge, è TROPPA!
 
Aiuto!
 
 

domenica 26 agosto 2012

Non ci credo

È forse possibile che abbia veramente concluso la seconda revisione del mio romanzo fantasy a sfondo fantascientifico, che in questi giorni compie due anni e un mese, e che davvero ci sia nel contenuto tutto quello che ci deve essere?

Che abbia eliminato tutti i (pochi) errori, le (apparenti) incongruenze e le (moltissime) dimenticanze e che quindi il manoscritto sia pronto per essere letto da qualcuno per perfezionare la forma?

Pensare che avevo iniziato senza troppe pretese, da un'idea venuta così, e doveva essere solo un racconto che prendeva spunto da varie stupidaggini...

C'è un pochino di questo


un po' di quest'altro



e soprattutto la sconvolgente scoperta che i ragni, pur riproducendosi sessualmente e dovendosi accoppiare, non hanno il pisellino.


Coosaaa?!?


Mi dispiace, signorina, la natura a volte è davvero matrigna.

domenica 15 aprile 2012

Musica dannata: andare al diavolo o no?

Dopo un audace parallelo Napoli-Spagna 1600 (uno a zero), grande successo nel 2011, il mio gruppuscolo si è messo alacremente all'opera per sfornare un nuovo programma, Musica Dannata per l'appunto, raccogliendo pezzi dal sapore “esoterico” o vagamente pagano.

Battaglie carnevalesche con diavoli come protagonisti, frammenti delle fughe alchemiche tratte da Atalanta Fugiens, balletti di fate, danze della pioggia friulane.

Anche se a me il sottotitolo Musica per altri dei faceva pensare piuttosto a una roba così:



E su tutto, in questo ripugnante cimitero dell'universo, si ode un sordo e pazzesco rullìo di tamburi, un sottile e monotono lamento di flauti blasfemi che giungono da stanze inconcepibili, senza luce, di là dal Tempo; la detestabile cacofonia al cui ritmo danzano lenti, goffi e assurdi, giganteschi, tenebrosi ultimi dèi...
Ma io non sono normale.

Ma ecco la prima doccia fredda: il Comune non ci paga, abbiamo solo un rimborso dietro pezze giustificative –difficili da ottenere visto che il concerto si tiene nel centro della nostra città e ci andiamo a piedi– non organizzano un bel niente, le locandine sono a carico nostro, ci siamo trovati la sede da soli, gli assessori vengono solo a fare il comizio prima del concerto per farsi belli col nostro lavoro.

Come già è successo l'anno scorso, appunto.

Siamo tentati di mandare tutto al diavolo, come sarebbe anche in tema.

Ma i colleghi della rassegna, titolari delle altre due associazioni musicali coinvolte, ci supplicano: senza di noi rischia di saltare tutto, è un peccato e sigh sob buaahhh...
Insomma, alla fine ci saremo.

A un patto.

Non è proponibile in Oratorio una dicitura del genere. Imperativo cambiare titolo.

Poi possiamo fare quello che vogliamo, l'importante è cambiare il nome, che non sta bene.
Siamo in chiesa, dopotutto.
 

Perché far piangere Azathoth?

lunedì 16 gennaio 2012

Inquietante, eh...

Esattamente un anno fa avevo intitolato: "Come evitare navi enormi" indicando un utile manuale nautico in vendita su Amazon, di grande utilità quotidiana:
http://www.amazon.com/Avoid-Huge-Ships-John-Trimmer/dp/0870334336

Avevo riportato una serie di commenti sarcastici degli utenti, ci avevo riso sopra con la mia consueta superficialità. Invece ora devo ammettere che sarebbe stata una lettura interessante e istruttiva. Per gli scogli.

mercoledì 30 novembre 2011

Ora

sono troppo stanca per scrivere qualcosa di intelligente.
Che bella scusa, eh?


Ho raggiunto il traguardo due giorni fa...ma la storia è appena a 2/3, quindi il lavoro è ancora molto, e non posso permettermi di rallentare troppo. Mi conosco, se appena mollo la tensione mi riduco a un blob (come la donna lumaca di cui parlavo prima) e non combino più niente.
E allora sarebbe stato tutto inutile, mica ho fatto questo per sport, l'obiettivo era FINIRE una maledetta storia!!!
Vabbè, buonanotte.

giovedì 17 novembre 2011

Pazzesco

Ho superato la metà e sono ancora in gara...
Stupefatta e stordita, ho partecipato solo per gioco e invece scribacchio a tutto spiano, e la storia sta trovando persino un senso!

Ero un po' sfiduciata nei giorni scorsi, non per la fatica ma perché avevo l'impressione che lavorare di corsa mi togliesse un po' il gusto della scrittura, la compagnia dei personaggi, la crescita lenta della trama.

Ora so che questo è vero solo in parte, perlopiù era una delle solite manfrine messe in scena dalla mia pigrizia. Davvero ben congegnata, ci ho messo una vita a scoprirlo.

Scusate, una donna-lumaca mi sta chiamando. No, ma sto bene, eh.

martedì 8 novembre 2011

Corro nel corso

pure io, magari a nascondermi!
Ma via, è ovvio che la forma faccia schifo, la prima stesura serve per costruire la storia, giusto?

Veniamo alle buone notizie: a una settimana dall'inizio, sono ancora in vantaggio di un giorno. Nonostante gli impegni di questi giorni (la mostra di strumenti musicali organizzata dal mio gruppo e il concerto finale dimostrativo) sono riuscita a scrivere ogni giorno e quasi sempre (tranne sabato, per l'esattezza) a soddisfare il requisito di 1667 parole al giorno.

Persino ieri, che sono tornata molto tardi dal lavoro, con una tonnellata di rabbia addosso per quell'immenso Cretino Cosmico di Alfredo e pensavo di non combinare niente, invece pian piano ce l'ho fatta!

Il romanzo prende forma e sembra avere un senso, per quanto la forma sia pasticciata. I personaggi secondari, creati tutti sul momento, stanno prendendo vita e mi sorprendono con sottotrame che insospettatamente si intrecciano al tema di fondo...

E scoprire che la giustizia divina ha fatto passare anche ad Alfredo la notte sveglio (in bagno) non ha prezzo.

martedì 1 novembre 2011

Ecco



Ho iniziato stanotte!

Oggi mi sono murata in casa e via (alla faccia del mio collega Alfredo che voleva convincermi ad offrirmi volontaria per andare al lavoro oggi perché, si capisce, siamo tutti come lui e non abbiamo una vita), decisa a portarmi avanti il più possibile, perché mi conosco...e perché gli imprevisti sono sempre in agguato.

Un buon risultato, 3600 parole. Ma non mi illudo, è un evento eccezionale. Ho potuto gingillarmi tutto il giorno, scrivere a più riprese, senza pensieri né preoccupazioni. In effetti mi sono scordata di lavarmi i capelli. Perché è già così buio? Questa ora solare...

Comunque, andrò avanti come potrò, e il progetto proseguirà anche se dovessi vedere che rimango indietro...non mi do per vinta. La pigrizia mi schiaccia da una vita, stavolta sono decisa a muoverle guerra con tutte le mie forze.

Il mio romanzo si chiama Globus, ed è un fantasy...uhm, atipico? Non sono convinta di certe classificazioni, "new weird", "bizzarro"...io lo chiamerei "balordo", ecco, sì.

Piuttosto, l'incipit:

Corre, corre, gli sembra di non aver mai fatto nient'altro nel corso della sua esistenza.

mi è venuto al presente, anche se ho fatto fatica a rimanerci (e a dirla tutta lo odio anche in veste di lettrice, é faticosissimo da seguire), ma quando è iniziata la storia vera e propria:

«Un peperone davvero piccante per i clienti speciali» le ricordò la nuova cameriera, e Seluma annuì senza rispondere.

sono balzata d'istinto al passato, mi sembra giusto così.

Non è certo il momento per le revisioni, ma cosa pensare di un incipit scritto in un tempo verbale diverso, e che ha per protagonista un personaggio che non si vedrà più?



booohhh

sabato 22 ottobre 2011

Squarto serbi

Sono un po' pazza.

Non tanto da stare in una stanza semibuia a fissa imbambolata un monitor ridendo da sola, mugolando una musica tutta mia e prendendo uno stipendio da dirigente.

Non tanto da andare in giro, finanche in bagno, con una mastodontica borsa di cui è meglio non conoscere il contenuto.

Non tanto da considerare minimamente importante quello che dice il mio collega Alfredo (che non mi dà ordini, eh, mi informa soltanto).

Ma abbastanza da raccogliere una sfida insensata.

Io che non sono riuscita a completare il mio lavoro in corso nemmeno in 1 anno e quasi 3 mesi, pretendo di cercare di scrivere un romanzo in un mese.
(È vero che ieri ho scritto più di 2000 parole, ma si trattava di una scena ben conosciuta e progettata nei particolari da mesi, in più ho avuto quelle 4 ore da far passare in stazione.)

Ma OK. Occorre mettersi alla prova. Intanto, oltre alla benevolenza delle ferrovie che fanno l'impossibile per impedirmi di correre subito a casa giocare coi sims, in laboratorio si fanno molti lavori manuali che permettono di svagarsi con la fantasia, di pensare e progettare trame.

La preparativa per le diossine è perfetta. Lunga, ma varia, non ci si annoia. Non come il procedimento stupido e alienante per analizzare quei maledetti stupefacenti che di continuo mi distolgono dal lavoro vero.
Anche se la massa magnetica è stata ferma per tutto il mese per via del black-out provocato dall'insegna e dal gruppo elettrogeno sottodimensionato, noi siamo andati avanti coi campioni, in modo che siano tutti pronti da iniettare.

Affetto e frullo acciughe e potassoli. Non mi sgomento quando apro il pacco contrassegnato "moscardino bianco" (oh, perché al singolare? Non sono i moscardini piccoli e simpatici polipetti?) e mi trovo davanti al nipotino di Cthulhu.
Meglio i pesci della carne.

Devo solo evitare di fidarmi del T9. Pesci, maledizione! Quando mai uno deve dire "serbi"?

sabato 9 luglio 2011

Riprendo

Non che avessi mai coscientemente dismesso il blog.

Non sono rimasta sotto le macerie, sono riuscita a far riparare il danno a costi tutto sommato contenuti e con un disagio moderato. Ora ho la fobia che crollino i pensili, ma imparerò a conviverci...

Voglio terminare la prima stesura del mio lavoro in corso (un fantasy blandamente fantascientifico) entro il 31 luglio. Perché? Perché sarà esattamente un anno da quando l'ho iniziata. Un tempo da record, per me.

Una prima stesura rozza e pasticciata, si capisce, fatta per fissare le idee e la trama senza patemi sulla forma, tanto sicuramente molta roba verrà tagliata/cambiata radicalmente, e quindi che senso ha lavorare di fino adesso?

È come se un musicista stesse ore e ore a perfezionare l'intonazione di un pezzo invece di studiarlo, a mettere abbellimenti anziché consolidare il solfeggio, a...
Oh, scusa Gae, ho sbagliato esempio.

Per tenermi in riga, da gennaio ho preso l'abitudine di segnare su un taccuino ogni giorno il numero di caratteri (e di parole, pur col conto farlocco dei word processor che non staccano gli apostrofi) scritti, e ogni volta che non trovo il tempo di andare avanti smarco con una riga nera.
L'idea è che l'accumulo di segnacci scuri a significare “giornata sprecata” mi siano tanto molesti da indurmi a smettere di giocare e visitare siti stupidi per mettermi al lavoro.

L'accorgimento funziona a singhiozzo.

Ho però scoperto un fatto sconvolgente. Tra quello che viene prodotto sull'onda di una fugace “ispirazione” e ciò che mi sforzo di completare facendomi violenza non c'è la benché minima differenza. (ok, fa tutto schifo, ma il punto non è questo)

Compilo anche delle tabelle deliranti "alla Alfredo" (il mio collega ossessivo-compulsivo) per tenere d'occhio l'andamento complessivo del lavoro e i miei ritmi.

Ecco il riassunto, interessantissimo per tutti, di ciò che ho combinato in questi sei mesi.

Il mese più laborioso è stato marzo, in cui ho scritto per 17 giorni.
Il mese più pigro è stato aprile, in cui ho scritto per 5 giorni.
Il mese più produttivo in assoluto è stato sempre marzo, con 34 cartelle da 1800 caratteri.
Il mese con la media più alta è stato febbraio, con 2,4 cartelle al giorno.

Ma la media tenuta nei mesi del 2010 in cui non tenevo il conto giornaliero e scrivevo a casaccio quando mi girava e in cui mi era parso di non aver combinato un accidente non è poi tanto diversa.

Cosa significa tutto questo?

Che per quanto mi sembri di ottenere risultati migliori sul momento, considerando il lungo periodo la quantità di lavoro svolto con le buone o con le cattive è sempre la stessa, per me non c'è scampo.

L'unica cosa che so fare con costanza è baloccarmi e perdere del tempo.

domenica 6 febbraio 2011

Sabato tranquillo con patate

Ieri mattina c'era il sole ma l'aria era fresca, tutto faceva presagire una giornata piacevole ed ero di buon umore.

Io e la mia cucina abbiamo appena festeggiato il primo anniversario; tra un mese, poi, sarà un anno che abito qui.

Espletati alcuni inevitabili lavori domestici, mi apprestavo a consumare un frugale pranzo a base di patate bollite schiacciate con pezzetti di formaggio fondente all'interno, con contorno di pomodorini...mi attendeva un pomeriggio rilassante in cui magari sarei riuscita a scrivere (questa intera settimana avevo poltrito in maniera vergognosa!), o almeno rileggere ed editare.

Oppure fare ancora la scansafatiche e giocare coi Sims, navigare senza meta, perdere tempo come sempre.

Insomma, cosa c'è di più bello della prospettiva di un tranquillo weekend domestico senza grane a cui pensare? Senza essere obbligati a fare niente e vedere nessuno?

Potrei uccidere per questo.
Ci sono andata vicino una volta.

Dovete sapere che dalla canna fumaria di mia madre sono sempre caduti sassolini e pezzetti vari, che attraversano la caldaia e si depositano sul pavimento.
Questo per spiegare come mai, mentre cucinavo, un rumore di sabbia da qualche parte nel muro non mi ha insospettita. Ho sentito suoni simili per diciotto anni.

Solo nel momento in cui -finalmente seduta a tavola e intenta ad assaporare finalmente le mie deliziose patate al formaggio- lo scricchiolio e il sibilo hanno raggiunto un'intensità e un'insistenza insolite mi sono allarmata.
Ho persistito nel mio atteggiamento di indifferenza ancora per un paio di secondi, cercando di convincermi che doveva trattarsi di qualcosa che stava accadendo fuori, ma alla fine un istinto atavico più furbo della mia parte razionale mi ha indotta a levare lo sguardo verso l'alto.

Affascinata, ho osservato una forma vagamente rettangolare di quasi un metro di lunghezza e poco meno di larghezza disegnarsi sul soffitto, poi staccarsi e scendere verso di me.

Se pensate che esageri, ecco:


Ora, il punto non è questo. Non è tanto che ho un livido viola sulla spalla, che abbiamo passato (con mia madre e il suo compagno) quasi due ore a togliere calcinacci riempiendo quattro sacchetti, che mi attendono spese impreviste non da poco.

E' che stavo mangiando, per la miseria!!!



RIVOGLIO LE MIE PATATE!

domenica 16 gennaio 2011

Come evitare navi enormi, e altre cose della vita

Mi ha sempre affascinato la capacità della gente di ridere a sproposito. Naturalmente io sono un'esperta in questo campo...

Cercavo di ampliare la mia cultura su Cracked.com, il portale che ci fornisce impagabili lezioni di vita, come 12 cose che non avresti mai voluto vedere al microscopio, i 7 oggetti orripilanti trovati in un corpo umano, le 11 armi più cretine della fiction, 7 consigli del Kama Sutra che vi manderanno all'ospedale e i 5 insetti più brutti del mondo.

Un articolo relativamente nuovo ci illustra 8 prodotti stupidi di Amazon che si sono guadagnati recensioni incredibilmente sarcastiche. Barattoli di uranio, misteriose sfere piene di punte, tavolini per attaccare il portatile al volante dell'auto...cose così, che non sono state apprezzate.

Al quinto posto della classifica appare questo:


Si tratta di un vero manuale nautico, senza dubbio utile ai possessori di piccole barche che possono trovarsi nei guai a far manovra nel porto.

Sentiamo le testimonianze.

“Stavo facendo jogging intorno all'isolato” ci racconta Marai, “quando all'improvviso sono stato quasi travolto da una nave enorme! Per fortuna avevo letto questo libro e sono sopravvissuto per raccontarlo; spero che le future generazioni lo leggano, è un vero salvavita.”

“Attenti al titolo!” avverte Graham Thomas, insaporendo il suo commento con un arguto gioco di parole che lascio ai linguisti decifrare. “Vivo vicino a un parco e spesso vado a passeggio lì. Vista la quantità di deiezioni dei cani sui viali ho pensato che questo libro fosse l'ideale perché non dovessi più pulirmi bene le scarpe sull'erba prima di rientrare a casa. Solo all'arrivo ho letto bene il titolo e mi sono accorto che diceva How to Avoid Huge SHIPS. Un banale errore che significa che sto ancora calpestando massicce quantità di escrementi canini. Comunque ho letto il libro ugualmente, e sono felice di dire che non mi è più capitato di scontrarmi con navi enormi. Nossignore, non mi si avvicinano più!”

Robert Frost ci dà un assaggio del contenuto: “Questo libro è utile e pieno di informazioni. Sono stato investito da enormi navi 27 volte e mezza, be', la mezza si riferisce non tanto a una nave enorme quanto a una barca molto grossa, ed ero veramente stufo della faccenda. Ho letto il libro e ho scoperto cosa facevo di sbagliato. Ora ve lo spiego così non avrete bisogno di comprarlo.
Titolo: Come evitare navi enormi.
Capitolo 1: quando vedete una nave enorme venire verso di voi, girate il timone.
Fine.
Era questo il mio problema, quando vedevo una nave enorme mi bloccavo e me ne stavo lì e per qualche ragione la nave come attirata da un magnete mi veniva addosso!”

Per fortuna arriva Madeleine a redarguire gli spiritosoni.
“Sono un po' seccata da tutte queste recensioni sarcastiche. Sembrare tutti convinti che ci sia qualcosa di ridicolo nel fatto che qualcuno possa aver davvero bisogno di informazioni su come evitare navi enormi. Non vi è mai successo di muovervi a una velocità molto molto lenta verso qualcosa di molto molto grande che potete vedere a miglia e miglia di distanza e non sapere cosa fare per evitare di sbatterci contro? Be', congratulazioni, beati voi che siete perfetti! Godetevi le vostre fantasie prive di collisioni con navi enormi. Io comprerò questo libro e cercherò di imparare qualcosa, perché io vivo nel mondo reale, dove le navi enormi e i pericoli che rappresentano per la gente come me sono una cosa seria.”

Povero Capitano Trimmer. Però poteva sforzarsi di dare al suo manuale un titolo più tecnico...


L'articolo originale è qui.

giovedì 2 dicembre 2010

Neanche sei mesi...

E il nuovo giocattolo vivente di Brigida si è rotto.

Voglio ricordarlo così, in uno dei pochi momenti in cui è stato in salute e sereno.


Ciao, Beniamino. Ora ti trovi accanto a Metil; sembra scorbutica, ma vedrai che farete amicizia...