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sabato 26 ottobre 2013

Preparandomi...

per quel periodo dell'anno...

Succede di tutto: concerti, prove, ingolfamento lavorativo con tanto di microtrasferta e finanche un lutto in famiglia. Ma non demordo. Non mi lascio smontare, perché voglio tentare il colpo grosso.

Ho un progetto davvero ambizioso ques'anno. Rifare al meglio "Il Primo Gradino" (titolo provvisorio, anche lui da cambiare) con una nuova trama, conflitti imprevisti e grosse scelte da affrontare per i poveri protagonisti.
Parto col vantaggio di conoscere già molto bene i personaggi e l'ambientazione, posso scalettare scendendo nei dettagli e approfondendo perché so cosa può funzionare e cosa no.

Andare quasi a ruota libera come ho fatto le altre volte è divertente per far nascere delle idee, ma se poi queste non si concretizzano e coagulano in un progetto coerente e portato avanti con rigore rimane tutto un gioco fine a se stesso, non molto diverso che stare tutto il giorno a giocare coi Sims.

Mi serve l'atmosfera di entusiasmo collettivo (mondiale!) del NaNoWriMo per trovare l'energia, ma stavolta lavorerò lasciando in secondo piano l'ansia del conteggio parole (pur importante) per pensare invece già alla qualità dello scritto.

Pazzesco.

sabato 9 febbraio 2013

La storia noiosa

Il mio primo vero romanzo –non il primo della mia vita, ma quello che ho creato dopo aver acquisito un minimo di consapevolezza nella scrittura– l'opera che ho cercato di elaborare al meglio studiando e applicandomi, alla verifica dei fatti non è andato tanto bene.

Cioè, è un disastro.

Non tanto per la parte tecnica, che è migliorabile ma già decorosa (lo studio non è stato inutile), ma per l'assenza di un qualsivoglia intreccio interessante.

Intendiamoci, non è che non succeda niente. Ma succedono cose al personaggio, anziché per causa sua. Avviene un cambiamento, ma non attraverso la giusta tensione, la lotta.

Ho dato rilevanza alla "cornice" della storia, al problema iniziale che il protagonista si porta da casa, anzichè alla vicenda che realmente stavo raccontando, e che era per me a solo un pretesto.
E il povero lettore rimane con un palmo di naso, la storia non decolla.

E se ho identificato il processo bacato (*) che mi ha portato a commettere simili errori, se è giustificabile che non mi sia accorta durante il lavoro di quale vicolo cieco avevo imboccato, non riesco a capacitarmi di non aver visto il problema nel romanzo finito, che pure avevo messo in discussione.

Eppure i segni c'erano, e una certa sotterranea inquietudine da parte mia. Qualcosa non girava, e lo sapevo. La storia era statica, dubitavo che sarebbe potuta piacere a qualcuno che non fosse innamorato dei personaggi quanto me.
Lo vedevo, ma ho voluto convincermi che non fosse grave.

E dire che quando il tuo stesso protagonista se ne esce a sbuffare:
"Ma che storia è? Se la stessimo raccontando a qualcuno, si sarebbe già addormentato!"
ecco, sarebbe il momento di farsi delle domande.

Avevo tentato di controllare quanto lo scritto si conformasse ai ragionevoli schemi di una struttura narrativa sensata (e che è la stessa da 2000 anni, ci sarà una ragione). Avevo notato che la struttura non collimava manco per sbaglio. Ma niente, l'errore di fondo che aveva minato tutto lo sviluppo ha continuato a eludere il mio scrutinio.

Il dubbio però ha continuato a crescere, un'ombra strisciante tra le pagine, un'angoscia esistenziale, un...
No, vabbè, ero convinta che andasse bene così.
C'è voluto il parere di un editor indipendente per strapparmi le fette di salame dagli occhi.

Sono contenta che sia accaduto, anche se questo vuol dire cestinare gran parte del lavoro e ristrutturare daccapo la vicenda.

Non c'è niente come scornarsi con un errore per imparare, come quando ti schianti contro un camion e voli giù dal viadotto...

Poi non lo fai più.

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(*) Cominciare a scrivere con solo l'inizio, la fine, e qualche vaga idea di eventi sparsi lì in mezzo, scalettare poche scene alla volta navigando a vista e convincersi che quello sia "programmare" il romanzo.

domenica 25 novembre 2012

Ah-ha!


Ma non è finita...

Devo fare meglio dell'anno scorso: rispettare la quota ogni giorno.
Devo quindi lavorare ancora fino a venerdì senza mollare.

Ah, già, e poi devo anche...ehm...finire il romanzo.

giovedì 15 novembre 2012

Nanetto esuberante

Aggiorno per dire (a nessuno) che sto andando a gonfie vele, addirittura meglio dell'anno scorso!
Oggi è la giornata in cui ci si aspetta di tagliare il mezzo traguardo, quello delle 25000 parole, e io sono a 32105!!!

Meglio che con Globus, Com'è possibile? Con questa storia raffazzonata, ambientazione evanescente, personaggi psicotici? E stavolta non ho rinunciato a prove e concerti, e sto lavorando come una dannata in accettazione, tornando a casa stremata...
 
Non mi sono esercitata durante l'anno.
 
Forse qualcosa di buono mi sta succedendo?
 
Una cosa però la so, e la voglio dire a chi pensa che scrivere di corsa in questo modo porti a un prodotto particolarmente schifoso.
 
Se la prima stesura, faticosamente stesa nell'arco di due anni e mezzo, de Il primo gradino non fosse stata riletta e corretta via via, non sarebbe affatto meglio, da un punto di vista formale, di quello che scrivo ora di getto. Ripetizioni, refusi, frasi inutilmente contorte e mancate concordanze, per non parlare di aggettivi inefficaci, passaggi scialbi...ci sarebbe tutto.
 
Non sto andando più veloce. Scrivo più a lungo. Mi costringo a farlo tutti i giorni, e non smetto quando non ne ho più voglia o sono arrivata in fondo alla scena, ma solo quando mi sembra di aver lavorato abbastanza.
 
Quello che è per forza di cose più sballato e bisognoso di revisione (ribadisco, non è che la forma non sia scadente, sto dicendo che lo sarebbe lo stesso) è il contenuto: tutte le idee nuove e i cambiamenti apportati in corsa non possono essere introdotti con calma nella parte precedente già scritta, non c'è tempo, ci si appunta la modifica da fare e si tira avanti.
 
Ci sarà molto lavoro da fare. Me ne sono resa conto con Globus, di cui avevo appena iniziato ad affrontare una revisione seria e mi mancano tuttora dei pezzi.
Ma, come ha detto qualcuno, una pagina scritta male può essere migliorata, una pagina bianca no.

domenica 28 ottobre 2012

Non ce la faccio

 

a non farlo...non voglio essere tagliata fuori!

Quindi ecco: una trama ideata in 10 giorni, un record per me. Ho terminato oggi la scaletta. Mi stavo bloccando, cercavo di dettagliare tutto, mi sembrava una schifezza, finché non ho dato un'occhiata a quella dell'anno scorso.

Era molto più vaga di così, pur trattandosi di una storia che "covavo" da aprile.

La descrizione di alcune parti era un "qualcuno fa qualcosa" appena più elaborato.

Avevo lasciato -consapevolmente- due grossi buchi nella trama, e mi mancava del tutto uno degli eventi cruciali, quello che nella parte finale doveva spingere la protagonista a prendere una decisione.

Eppure alla fine tutto si è sistemato. Riempire un buco ha di fatto risolto anche l'altro interrogativo, mentre l'avvenimento mancante mi è stato fornito dallo sviluppo di una sottotrama nata per caso da una frase buttata lì nella seconda scena.

Devo essere più ottimista e fiduciosa.

Una delle cose che il nostro cervello sa fare meglio è trovare correlazioni tra gli eventi, o inventarsele. Se ci si riflette abbastanza a lungo, si trova un senso in qualsiasi guazzabuglio, come quando si vedono le facce negli oggetti.

È l'essenza stessa della creatività.

E comunque, cosa mai può succedere? Ho già dimostrato a me stessa che posso farcela, stavolta me la prendo con più serenità, partecipo solo per divertimento!

venerdì 28 settembre 2012

Attesa

Il romanzo è nelle mani di una persona esperta che dovrebbe darmi un parere serio...sullo scritto in particolare e sulle mie capacità in generale.
 
Ma il mio capolavoro gli ha fatto esplodere l'ereader e quindi la valutazione andrà per le lunghe.
 
Non mi ha dato esplicitamente la colpa, non ce n'è bisogno.
 
Intanto mi tormento: partecipare o meno al NaNoWriMo 2012? L'anno scorso in fin dei conti mi sono divertita...Naturalmente non ho un nuovo progetto, non ci penso nemmeno...l'ipotesi sarebbe quella di rispolverare il vecchio, primissimo romanzo fantasy e approfittare della maratona per scrivere la maledetta seconda parte che non ha mai visto la luce.
 
Ma prendo il materiale e mi viene la nausea. Troppa roba a cui pensare. C'era un motivo se l'avevo abbandonato: la storia mi piace ancora, ma mi sommerge, è TROPPA!
 
Aiuto!
 
 

domenica 26 agosto 2012

Non ci credo

È forse possibile che abbia veramente concluso la seconda revisione del mio romanzo fantasy a sfondo fantascientifico, che in questi giorni compie due anni e un mese, e che davvero ci sia nel contenuto tutto quello che ci deve essere?

Che abbia eliminato tutti i (pochi) errori, le (apparenti) incongruenze e le (moltissime) dimenticanze e che quindi il manoscritto sia pronto per essere letto da qualcuno per perfezionare la forma?

Pensare che avevo iniziato senza troppe pretese, da un'idea venuta così, e doveva essere solo un racconto che prendeva spunto da varie stupidaggini...

C'è un pochino di questo


un po' di quest'altro



e soprattutto la sconvolgente scoperta che i ragni, pur riproducendosi sessualmente e dovendosi accoppiare, non hanno il pisellino.


Coosaaa?!?


Mi dispiace, signorina, la natura a volte è davvero matrigna.

mercoledì 30 novembre 2011

Ora

sono troppo stanca per scrivere qualcosa di intelligente.
Che bella scusa, eh?


Ho raggiunto il traguardo due giorni fa...ma la storia è appena a 2/3, quindi il lavoro è ancora molto, e non posso permettermi di rallentare troppo. Mi conosco, se appena mollo la tensione mi riduco a un blob (come la donna lumaca di cui parlavo prima) e non combino più niente.
E allora sarebbe stato tutto inutile, mica ho fatto questo per sport, l'obiettivo era FINIRE una maledetta storia!!!
Vabbè, buonanotte.

giovedì 17 novembre 2011

Pazzesco

Ho superato la metà e sono ancora in gara...
Stupefatta e stordita, ho partecipato solo per gioco e invece scribacchio a tutto spiano, e la storia sta trovando persino un senso!

Ero un po' sfiduciata nei giorni scorsi, non per la fatica ma perché avevo l'impressione che lavorare di corsa mi togliesse un po' il gusto della scrittura, la compagnia dei personaggi, la crescita lenta della trama.

Ora so che questo è vero solo in parte, perlopiù era una delle solite manfrine messe in scena dalla mia pigrizia. Davvero ben congegnata, ci ho messo una vita a scoprirlo.

Scusate, una donna-lumaca mi sta chiamando. No, ma sto bene, eh.

martedì 8 novembre 2011

Corro nel corso

pure io, magari a nascondermi!
Ma via, è ovvio che la forma faccia schifo, la prima stesura serve per costruire la storia, giusto?

Veniamo alle buone notizie: a una settimana dall'inizio, sono ancora in vantaggio di un giorno. Nonostante gli impegni di questi giorni (la mostra di strumenti musicali organizzata dal mio gruppo e il concerto finale dimostrativo) sono riuscita a scrivere ogni giorno e quasi sempre (tranne sabato, per l'esattezza) a soddisfare il requisito di 1667 parole al giorno.

Persino ieri, che sono tornata molto tardi dal lavoro, con una tonnellata di rabbia addosso per quell'immenso Cretino Cosmico di Alfredo e pensavo di non combinare niente, invece pian piano ce l'ho fatta!

Il romanzo prende forma e sembra avere un senso, per quanto la forma sia pasticciata. I personaggi secondari, creati tutti sul momento, stanno prendendo vita e mi sorprendono con sottotrame che insospettatamente si intrecciano al tema di fondo...

E scoprire che la giustizia divina ha fatto passare anche ad Alfredo la notte sveglio (in bagno) non ha prezzo.

martedì 1 novembre 2011

Ecco



Ho iniziato stanotte!

Oggi mi sono murata in casa e via (alla faccia del mio collega Alfredo che voleva convincermi ad offrirmi volontaria per andare al lavoro oggi perché, si capisce, siamo tutti come lui e non abbiamo una vita), decisa a portarmi avanti il più possibile, perché mi conosco...e perché gli imprevisti sono sempre in agguato.

Un buon risultato, 3600 parole. Ma non mi illudo, è un evento eccezionale. Ho potuto gingillarmi tutto il giorno, scrivere a più riprese, senza pensieri né preoccupazioni. In effetti mi sono scordata di lavarmi i capelli. Perché è già così buio? Questa ora solare...

Comunque, andrò avanti come potrò, e il progetto proseguirà anche se dovessi vedere che rimango indietro...non mi do per vinta. La pigrizia mi schiaccia da una vita, stavolta sono decisa a muoverle guerra con tutte le mie forze.

Il mio romanzo si chiama Globus, ed è un fantasy...uhm, atipico? Non sono convinta di certe classificazioni, "new weird", "bizzarro"...io lo chiamerei "balordo", ecco, sì.

Piuttosto, l'incipit:

Corre, corre, gli sembra di non aver mai fatto nient'altro nel corso della sua esistenza.

mi è venuto al presente, anche se ho fatto fatica a rimanerci (e a dirla tutta lo odio anche in veste di lettrice, é faticosissimo da seguire), ma quando è iniziata la storia vera e propria:

«Un peperone davvero piccante per i clienti speciali» le ricordò la nuova cameriera, e Seluma annuì senza rispondere.

sono balzata d'istinto al passato, mi sembra giusto così.

Non è certo il momento per le revisioni, ma cosa pensare di un incipit scritto in un tempo verbale diverso, e che ha per protagonista un personaggio che non si vedrà più?



booohhh

sabato 22 ottobre 2011

Squarto serbi

Sono un po' pazza.

Non tanto da stare in una stanza semibuia a fissa imbambolata un monitor ridendo da sola, mugolando una musica tutta mia e prendendo uno stipendio da dirigente.

Non tanto da andare in giro, finanche in bagno, con una mastodontica borsa di cui è meglio non conoscere il contenuto.

Non tanto da considerare minimamente importante quello che dice il mio collega Alfredo (che non mi dà ordini, eh, mi informa soltanto).

Ma abbastanza da raccogliere una sfida insensata.

Io che non sono riuscita a completare il mio lavoro in corso nemmeno in 1 anno e quasi 3 mesi, pretendo di cercare di scrivere un romanzo in un mese.
(È vero che ieri ho scritto più di 2000 parole, ma si trattava di una scena ben conosciuta e progettata nei particolari da mesi, in più ho avuto quelle 4 ore da far passare in stazione.)

Ma OK. Occorre mettersi alla prova. Intanto, oltre alla benevolenza delle ferrovie che fanno l'impossibile per impedirmi di correre subito a casa giocare coi sims, in laboratorio si fanno molti lavori manuali che permettono di svagarsi con la fantasia, di pensare e progettare trame.

La preparativa per le diossine è perfetta. Lunga, ma varia, non ci si annoia. Non come il procedimento stupido e alienante per analizzare quei maledetti stupefacenti che di continuo mi distolgono dal lavoro vero.
Anche se la massa magnetica è stata ferma per tutto il mese per via del black-out provocato dall'insegna e dal gruppo elettrogeno sottodimensionato, noi siamo andati avanti coi campioni, in modo che siano tutti pronti da iniettare.

Affetto e frullo acciughe e potassoli. Non mi sgomento quando apro il pacco contrassegnato "moscardino bianco" (oh, perché al singolare? Non sono i moscardini piccoli e simpatici polipetti?) e mi trovo davanti al nipotino di Cthulhu.
Meglio i pesci della carne.

Devo solo evitare di fidarmi del T9. Pesci, maledizione! Quando mai uno deve dire "serbi"?

sabato 9 luglio 2011

Riprendo

Non che avessi mai coscientemente dismesso il blog.

Non sono rimasta sotto le macerie, sono riuscita a far riparare il danno a costi tutto sommato contenuti e con un disagio moderato. Ora ho la fobia che crollino i pensili, ma imparerò a conviverci...

Voglio terminare la prima stesura del mio lavoro in corso (un fantasy blandamente fantascientifico) entro il 31 luglio. Perché? Perché sarà esattamente un anno da quando l'ho iniziata. Un tempo da record, per me.

Una prima stesura rozza e pasticciata, si capisce, fatta per fissare le idee e la trama senza patemi sulla forma, tanto sicuramente molta roba verrà tagliata/cambiata radicalmente, e quindi che senso ha lavorare di fino adesso?

È come se un musicista stesse ore e ore a perfezionare l'intonazione di un pezzo invece di studiarlo, a mettere abbellimenti anziché consolidare il solfeggio, a...
Oh, scusa Gae, ho sbagliato esempio.

Per tenermi in riga, da gennaio ho preso l'abitudine di segnare su un taccuino ogni giorno il numero di caratteri (e di parole, pur col conto farlocco dei word processor che non staccano gli apostrofi) scritti, e ogni volta che non trovo il tempo di andare avanti smarco con una riga nera.
L'idea è che l'accumulo di segnacci scuri a significare “giornata sprecata” mi siano tanto molesti da indurmi a smettere di giocare e visitare siti stupidi per mettermi al lavoro.

L'accorgimento funziona a singhiozzo.

Ho però scoperto un fatto sconvolgente. Tra quello che viene prodotto sull'onda di una fugace “ispirazione” e ciò che mi sforzo di completare facendomi violenza non c'è la benché minima differenza. (ok, fa tutto schifo, ma il punto non è questo)

Compilo anche delle tabelle deliranti "alla Alfredo" (il mio collega ossessivo-compulsivo) per tenere d'occhio l'andamento complessivo del lavoro e i miei ritmi.

Ecco il riassunto, interessantissimo per tutti, di ciò che ho combinato in questi sei mesi.

Il mese più laborioso è stato marzo, in cui ho scritto per 17 giorni.
Il mese più pigro è stato aprile, in cui ho scritto per 5 giorni.
Il mese più produttivo in assoluto è stato sempre marzo, con 34 cartelle da 1800 caratteri.
Il mese con la media più alta è stato febbraio, con 2,4 cartelle al giorno.

Ma la media tenuta nei mesi del 2010 in cui non tenevo il conto giornaliero e scrivevo a casaccio quando mi girava e in cui mi era parso di non aver combinato un accidente non è poi tanto diversa.

Cosa significa tutto questo?

Che per quanto mi sembri di ottenere risultati migliori sul momento, considerando il lungo periodo la quantità di lavoro svolto con le buone o con le cattive è sempre la stessa, per me non c'è scampo.

L'unica cosa che so fare con costanza è baloccarmi e perdere del tempo.

lunedì 12 luglio 2010

Buttandomi

Non a mare.

Ho deciso (avrei deciso, già da un po’, se iniziassi…) di scrivere delle cose un po’ di getto e poi casomai revisionarle più a lungo, il contrario di come ho lavorato finora.

Perché come ho lavorato finora non va. Aldilà dei risultati, cercare di scrivere cose quasi perfette da subito mi blocca per settimane e mesi. Forse è vero che bisogna scrivere e basta, tanto per non perdere il filo, per mettere giù le idee fondamentali e dopo si vedrà. Come un bozzetto, le linee guida di un disegno…con la notevole differenza che nella scrittura non c’è niente che non si possa modificare a posteriori, non esistono errori tali da dover rifare tutto.

Così sto lavorando a un racconto, e…

Un attimo. Ho il blog serio, quello col mio nome. D’ora in poi farò così: qui mi esprimerò liberamente, spoilerando e tutto il resto, mentre laggiù manterrò un maggiore riserbo.

Dicevo, mi ero immaginata questa scena: una prigioniera di guerra, l’ufficiale nemico venuto a giustiziarla, lei che la tira per le lunghe perché vuole risposte, lui forse anche esita, c’è un singolare legame tra i due…
Chi ha detto “fantasia erotica”?! Emiliooo!!!
Facciamo le persone serie.
Occorre porsi delle domande per trasformare questo in una storia, o meglio per tirare fuori la storia da questo piccolo germe di idea.
Come si è arrivati a quel momento? Che genere di guerra è in corso? Chi sono questi due? Cosa è successo prima e, soprattutto, cosa succede dopo? Perché questo, lo so, non è affatto l’epilogo. Lui la uccide, ma…lei ritorna. Come? Perché? E se i due si rincontrassero cosa avrebbero da dirsi? E se dal loro incontro dipendesse la sorte di un mondo intero?

Ecco, penso di aver delineato la storia, lasciando anche spazio per un piccolo colpo di scena verso la fine.

Nota: ho trascurato il blog, per vari importanti motivi (organizzare la mia nuova vita nella nuova casa, baloccarmi col Cybook, scrivere seriamente, giocare a Spore, baloccarmi col mio costoso nuovo pc, imparare i lavori di casa...) ma ora non perderò più tempo!

Nota2: ieri il mio costoso nuovo pc ha deciso di festeggiare alla grande il suo primo mese con me col suo primo schermo blu...PCcino...sniff, che commozione...

domenica 31 gennaio 2010

Ommimì

Giunta faticosamente a concludere (più o meno) la prima metà del romanzo, ho sentito la necessità di fermarmi a riflettere e tentare una prima revisione del testo: sapevo già che c’erano parecchie cose da risistemare, particolari dell’ambientazione che avevo inventato successivamente e che andavano inseriti già prima, dettagli che avevo dimenticato ecc ecc.

Ma che faticacciaaaa!!!

Ho praticamente riscritto daccapo i primi capitoli di quello che considero il narratore principale in questa fase del racconto (ho preferito scindere le varie linee narrative e revisionarle ognuna a parte) è stata una sfacchinata ma sono abbastanza soddisfatta delle novità. Però via via che procedo, invece, mi pare vada tutto bene, e la cosa non mi torna: sono migliorata così tanto durante la stesura? Nei primi capitoli tra un po’ ho riscritto una frase sì e una no, aggiungendo pagine intere e modificando pesantemente forma e contenuto, e adesso mi basta togliere un avverbio ogni tanto e spostare una virgola? Mah!

E poi a certi propositi (es: “descrizioni più vivide”, qualunque cosa voglia dire) non riesco a tener fede. Mi sembra di dilatare inutilmente il testo, quando già ho la fobia del romanzo troppo lungo. Mi sono ripromessa di scrivere libri autoconclusivi, accidenti!

Insomma, cerco di distrarre in ogni modo la mente dall’idea che questa prima parte era quella che in passato avevo già più o meno abbozzato -almeno riguardo agli avvenimenti principali-, quindi la più facile…e che il bello viene adesso.


Il bello è lui? Mmmm…

sabato 26 dicembre 2009

Signore e signori…una barba!

La 1° Lezione del Corso di Scrittura di Fabio Bonifacci sottolinea come il fulcro di una buona storia stia nei desideri e nelle paure del/i protagonista/i e nelle situazioni che vanno a toccare questi nervi scoperti: è ciò che muove tutto il baraccone, che permette al lettore di interessarsi alla vicenda, che dà una direzione. (1)

Poi, ovviamente, nella letteratura di genere questo non basta: in un giallo voglio un mistero avvincente, in un fantasy elementi sorprendenti e meravigliosi ecc ecc…ma senza personaggi che valga la pena di seguire, tutto il resto non sta in piedi, è stucchevole come un film fatto di soli effetti speciali. (2)

Ma sai che scoperta! Un concetto così semplice e ovvio che sembra di averlo sempre saputo, cavoli, ma c’era bisogno di un corso, figurati, adesso arriva questo qui…
Poi riguardi alcune storie che non hai mai terminato perché qualcosa non girava giusto, e ti accorgi che…

Ecco, ho ripreso in mano un inizio di storia che stavo scrivendo a 18 anni o giù di lì. Bella pimpante, dopo aver concluso la primissima bozza di quello che molti anni dopo sarebbe diventato Adagio ma non tanto, mi ero lanciata nella nuova storia senza pensarci, ottimista. Allora non avevo alcuna velleità, scrivevo solo per me, non mi importava che l’ambientazione fosse verosimile e non prestavo attenzione allo stile. Stavo solo giocando.
Eppure, anche lavorando con la massima rilassatezza possibile, e avendo tutta la trama chiara in mente, quel racconto mi era morto tra le mani, e non per la mia solita pigrizia. Proprio non scorreva, qualcosa non mi piaceva.

Il personaggio principale, ecco cosa non va. Non vuole niente, non fa nulla di significativo, rimane coinvolto in un problema che in realtà riguarderebbe altri e se ne fa carico all’inizio per amicizia, ma poi se la prende troppo a cuore e non si capisce per quale motivo, chi glielo fa fare.

Anche Milly, in Adagio ma non tanto parte lancia in resta per difendere un’amica dalla bulletta della scuola, ma si capisce benissimo quali sono le sue motivazioni, il carattere del personaggio è già ben delineato in precedenza e il suo comportamento è del tutto logico, ci si aspetta proprio che si comporti così.

Il sedicente protagonista di questa storiaccia invece annaspa, si fa sballottare di qua e di là, si agita senza una direzione. Questo perché nemmeno io capisco cosa abbia in testa e lo uso male, gli faccio fare cose richieste perché dalla trama, non perché è naturale che le faccia. Gli eventi si succedono in modo meccanico, c’è sì un crescendo eppure manca la tensione, non si crea empatia. Neanche con me, che infatti l’ho piantato lì.

Ora mi è venuta voglia di riprendere il germe di questa storia e ricucinarlo in salsa fantasy.
NO, UN MOMENTO: non mi rifugio nel fantasy per ignoranza, per non faticare a studiarmi un’ambientazione convincente e realistica. Condivido l’opinione crostacea che l’elemento fantastico debba essere indissolubilmente interconnesso alla trama e ai personaggi, e che una storia “fantasy” che si può trapiantare tale quale nel Far West o alla corte di Luigi XIV cambiando di nome a quattro cose non sia un vero fantasy.

Ma mi sono venute delle (spero belle) idee e la voglia di utilizzarle. Perché accontentarsi di una vecchia zia bisbetica quando si può avere una matriarca guerriera con esercito a seguito? Cosa me ne faccio di una polverosa biblioteca se posso visitare un luogo che regala chiaroveggenza in cambio di un oneroso sacrificio…?
Ora ci lavoro.

Devo solo trovare quel maledetto desiderio per il mio stupido protagonista e poi posso iniziare.

Sempre che non decida invece di licenziarlo.

Occhio, personaggio, ché rischi il posto!!!

(1) Descrivere un anno di vita di una che muore di noia e che non sa fare niente NON E’ alta letteratura minimalista!
(2) Ecco perché non mi è piaciuto Abarat: nonostante la fantasia dell’ambientazione e le molte trovate bizzarre, la protagonista è una tale ameba ottusa che l’interesse per le sue avventure (almeno per un lettore adulto) è meno di zero.

sabato 5 dicembre 2009

Epifania oscura

Non ho più scritto! E’ un delitto! Sono fritto!...No, fritta. Acc porc le concordanze mai che ti lascino fare una rima…

Non mi riferisco tanto a questo blog né agli altri che sto tentando di iniziare. Parlo del romanzo.
Ho qualche buona scusa.

***Inizia qui flusso incoerente di parole***

Serate e weekend passati inginocchiata ad appiccicare giornali sul battiscopa, a spennellare la parte in basso dei muri e i contorni delle porte, mi fregano sempre tutti, quando arrivi col treno vieni un attimo nella casa nuova parliamo di due cose e poi mi trovo sulla scala a scartavetrare e non si parla per nulla, quando non andiamo dall’amministratrice, sul tetto, in giro per i mercatini dell’usato più eleganti mobilifici della provincia.
Quasi non ricordo come sia fatta la casa vecchia, non rispondo più alle mail, non ho ancora mandato il commento all’antologia, sollecitatomi dall’editore, faccio brutte figure con tutti. Torno solo a dormire e anche la gatta ne risente, povera ciccetta a strisce.
L’autore di questo blog avrà la mia sempiterna gratitudine per avermi distolta dall’incauto proposito di acquistare una casa ancora da ristrutturare. L’appassionante (e agghiacciante) saga “Edilizia for Dummies” dovrebbe essere lettura obbligatoria per chiunque si accinga a un’impresa del genere.
Non è mia intenzione paragonare qualche risibile contrattempo con l’impresa titanica narrata su quelle variopinte pagine, però…mi pare che nemmeno questo tizio abbia provato il brivido eccitante dello scoprire, a meno di un quarto per il completamento della quarta parete da tinteggiare, è innegabilmente, irrimediabilmente, tragicamente finita la pittura.
Mia madre e l’amico di famiglia che ci sta aiutando sono andati all’Iper di corsa a prenderne altra, alle sei di sera di domenica, c’era tutto il mondo, hanno impiegato una vita e io sola nella casa ancora sconosciuta, al freddo e al buio (non erano solo le lampadine da 100W a essere uscite di produzione? Come mai non se ne trovano più di nessun tipo? Cosa metterò nelle abat-jour?) e stavo perdendo la speranza. Ecco, mi ha portata nella nuova dimora e se n’è andata, come mamma orsa. Solo che qui non ho da mangiare, non ho il letto, fuori diluvia…

***Qui finisce il flusso incoerente di parole. Dovrebbe notarsi una differenza***

Ma chi voglio prendere in giro? Avevo già interrotto il romanzo prima. Una scena mi ha precipitata nel panico. Una nuova consapevolezza tremenda, anzi orribile. Una epifania oscura, come dice il titolo. Probabilmente c’è un altro modo, un termine preciso per indicare questo, ma io per l’appunto non lo conosco, perché…

Non so descrivere. Non so dare l’idea di come sia fatto qualcosa. Ho sempre considerato così noiose e superflue le descrizioni fisiche degli ambienti e dei paesaggi da leggerle, per così dire, con un occhio solo, e non ne ricordo mezza! Non ho imparato nulla, e ora ne pago lo scotto. Non conosco le parole giuste.

Che pizza tutti ‘sti nomi di piante, come faccio a riconoscerli, non sono mica una fiorista.
Chi li distingue i tessuti, non sono mica una sarta.
Cosa mi importa dei dettagli dell’edificio, non sono mica un architetto.
No, non sono…né…neanche questo…e nemmeno…
No. Sono…UN POZZO DI IGNORANZA!
Come posso aver anche solo pensato di scrivere un libro con questi presupposti? Per riempirli di “cose così”, di “affari lì”, e “specie di tipo di cosi”?

Ecco perché mi annoiavo nelle descrizioni altrui: era proprio colpa mia se non ci capivo un tubo!

Cosa faccio adesso? Scopiazzare? Andare a cercarmi i passi descrittivi nei romanzi degli altri, copiarli in un quadernetto e rimescolare le frasi? Sì, magari col Polygen!

Be’, alcuni l’hanno fatto con trame e personaggi e ha funzionato egregiamente…

lunedì 12 ottobre 2009

Eccoo-ooohh!!!


Sento che ci siamo, qualcosa sta venendo fuori dalle mie fatiche romanzesche…romanzate…romanziformi.
Sono in una fase di riflessione, quella in cui non procedo con lo scritto vero e proprio ma cerco di programmare e definire le cose che lascio sempre indietro.

Tempo fa sono stata una giornata a calcolare le fasi lunari del mio mondo.
Superfluo, visto che posso inventarmele come mi pare e nessun lettore sarebbe in grado di rimproverarmi un eventuale errore? Forse superfluo, ma non inutile, no, perché il mio mondo ha due lune con un ciclo sfasato, e rendermi conto che le notti in cui entrambe le lune sono invisibili sono rare fa sì che io possa attribuire a queste notti buie un significato speciale. Insomma, sono particolari che suggeriscono idee nuove.

Ieri mi sono messa d’impegno a disegnare una mappa in scala. Anche se non ho intenzione di annoiare i lettori con viaggi avanti e indietro, bisogna averla, un’idea delle distanze.
E anche se c’è una spiegazione di come popoli diversi siano finiti a vivere stipati lì, non è bello dare l’impressione che il mondo si giri a piedi in pochi giorni, incrociando decine di civiltà diverse che stanno gomito a gomito.
Ora, il continente mi viene grande circa 1200x1000 chilometri. Sarà sufficiente? A me sembra grande, per un popolazione tutto sommato alquanto scarsa. Non voglio che il clima cambi drammaticamente dal nord al sud, quindi direi che siamo al limite.

Ora devo stare attenta. Mi manca poco per chiudere la prima metà e non mi devo fermare, le aggiunte e le modifiche ai primi capitoli le devo fare dopo. Non mi devo perdere dietro alle date, poi la cronologia si aggiusta, devo scrivere…accidenti…

E ho anche trovato un titolo…UN TITOLOOO…
Se non basta questo a darmi una nuova sferzata di energia!!!

Buongiorno, sono il titolo

martedì 1 settembre 2009

Racconto terribile e tristissimo

No, niente paura, non è quello che voglio infliggere qui, ma quello che a quanto pare è stato selezionato per un’antologia. Un mio racconto, per la precisione. Non ci credo ancora, non l’ho nemmeno detto alla mamma. Avevo persino letto male la mail, credevo di essere solo arrivata tra i finalisti (cosa che già mi faceva contenta), e solo dopo, quando mi si chiedevano liberatorie e dati vari (in un allegato intitolato “liberatoria vincitori”) sono tornata indietro a rileggere.

Perché partecipare a una gara, se non ci si crede? Ma io sono così. Adesso sono troppo emozionata, mi gira la testa, mi viene mal di pancia…

Questo lavoro è stato un parto travagliatissimo. Nasce da un incubo che alcuni anni fa mi fece realmente stare male per diversi giorni.
In questo sogno mia madre scompariva all’improvviso in maniera soprannaturale, io (che poi non ero davvero io) andavo avanti da sola per anni e anni finché alla fine non si scopriva che…
No, mica spoilero.
Ma quel finale è stato la mia spina nel fianco per tutto questo tempo. Avevo scritto tutto il resto in pochi giorni e non riuscivo a terminarlo. Sapevo come doveva finire, con questa chiusa terribile che era proprio quella del sogno, ma non trovavo le parole adatte. Era troppo triste, ed è difficile –per non dire impossibile- conservare la lucidità mentale necessaria per limare le frasi mentre si è impegnati a soffiarsi il naso e asciugarsi gli occhi. Non si vede nemmeno bene lo schermo.

Mi fa ancora un certo effetto, evidentemente tocca qualcosa di irrisolto nel mio profondo (come spesso fanno i sogni), non posso rileggerlo se sono in fase premestruale o simili. Ma alla fine ho deciso che andava finito e mandato via, e per costringermi mi sono assunta l’impegno di inviarlo a questo concorso, tanto per avere una scadenza.
Insomma, era un modo per sbarazzarmene.

Invece è piaciuto, ma guarda, e sarà la mia prima pubblicazione. Modesta, certamente, con una piiiccola casa editrice, non vedrò un soldo ma almeno non ho pagato io. Lo leggeranno in quattro gatti, va bene, lo so cosa dicono delle antologie di sconosciuti, ma pubblicare sul proprio blog è davvero molto meglio? Senza contare che chiunque può pubblicare qualsiasi roba sulle sue pagine, mentre passare una selezione è qualcosa di più.

O almeno questa dovrebbe essere l’idea.

Ma pensa, più di cento partecipanti e…

E non dico che concorso è, qui non c’è il mio vero nome quindi se va tutto a monte –o il racconto non piace- non lo sa nessuno e non faccio neanche brutta figura!

Adesso mi sono caricata, ho finito un altro racconto dal titolo Desideri volanti (che prima si chiamava Betty!), anche quello surreale e inquietante, anche quello con un finale che si presta a una doppia interpretazione, e sto meditando di tampinare qualcun altro con questo…uhm…vedremo.

PS: Sì, ok, avevo litigato con mia madre prima di andare a dormire e quella è stata la mia vendetta.
Questo però non glielo dirò mica, nel farglielo leggere.

sabato 27 giugno 2009

Letterina

Mamma? Mammina? Ti ricordi di me? Sono Marilla, il personaggio di cui volevi raccontare la storia già almeno…lo dico? Venti anni fa, all’incirca. Certo la mia storia è cambiata moltissimo da allora. Avevi solo delle idee immature, dei pezzetti, un guazzabuglio. Scrivevi come veniva, facevi schemi che non ti servivano a niente perché non erano ragionati, anche quelli alla carlona, e giù pagine di dialoghi insulsi, centinaia di parole per ripetere cose chiarissime, e continuare a dire quanto sono bella, intelligente, buona e generosa mentre non ne combino una giusta…
Che poi non mi piaceva mica tanto, eh, questa figura che mi stavi costruendo addosso. Anche se quei venti e più capitoli di dispetti con l’istitutrice erano divertenti.
Hai tagliato tutto, va bene. Anche perché né io né lei possiamo più parlare, hai ristretto la visuale a pochissimi personaggi e quelli ti tieni, con i loro errori di giudizio. Avrai un mosaico di pareri discordanti e nessuno capirà più esattamente come sono io e perché faccio certe cose.
Ah, è questo l’effetto che vuoi ottenere?
Va bene, contenta tu. Accetto tutto, guarda. Però, almeno riprendi a scrivere di me? Invece di perder tempo a disegnarmi mezza sciancata e seduta nel nulla?
Grazie. Ciao.


Certo, Marilla cara, non preoccuparti. Non ti ho dimenticata e non ho rinunciato. Non passa giorno che non pensi a qualcuno di voi e non mi vengano idee, è il metterle giù nero su bianco il difficile. Comunque penso che una pausa di riflessione ogni tanto faccia bene: quando si rilegge per riprendere il filo si può guardare al proprio lavoro con più distacco.
E ultimamente quello che produco non mi sembra così malvagio. Perciò ci rivedremo presto. Però, già che sei in vena di esternazioni, di' ai tuoi amici di non distrarmi con le loro possibili avventure future: finché non finisco la tua, di storia, non c’è spazio per nessuno!

E’ grave quando si parla coi propri personaggi, vero?