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domenica 7 aprile 2013

Accettazione


Per carenza di personale, è stato stabilito già da un paio d'anni che tutti noi del laboratorio dobbiamo turnare a coprire il posto vacante in accettazione.

Dire che nessuno vuole farlo è un eufemismo.

Oltre a non essere il nostro lavoro (siamo tutti tecnici e si tratta di un ruolo semi-amministrativo) e porre quindi difficoltà notevoli di adattamento mentale, l'accettazione è anche uno sportello aperto al pubblico...

Vi siete mai indignati andando a chiedere informazioni in qualche ufficio per sentirvi dare risposte più che vaghe, come se la persona seduta lì fosse appena scesa dalla luna?

“E chi le dovrebbe sapere queste cose, mia nonna? Lei lavora qui, no?”

La vostra irritazione è comprensibile, ma ecco, considerate l'ipotesi che magari state chiedendo le tariffe postali o le procedure legali per chiedere un intervento dei NAS a uno che fino alla scorsa settimana studiava le rocce per cercare l'amianto, e l'unica procedura che conosce è quella per accendere il microscopio elettronico.

Vi aspettate che il ragioniere del ristorante cucini bene?

Ecco, allora perché pretendete il contrario?

Altra implicazione: deve esserci sempre qualcuno nella stanza. Gli ispettori e i nostri prelevatori suonano alla porta sul retro, qualcuno deve aprire. Il telefono squilla, qualcuno deve rispondere. La gente entra, qualcuno deve accoglierla. Arriva il corriere, qualcuno deve ritirare e consegnare le borse.

Non si può andare a far pipì/mangiare/prendere il caffè quando se ne ha voglia.

Normale disciplina in molti altri luoghi di lavoro, eh, ne sono consapevole...ma regole molto dure per noi. Che siamo dei disgraziati, lasciati ai nostri istinti animaleschi ci aggiriamo nei corridoi schiamazzando come una scolaresca e lavoriamo solo se frustati.

Comunque alla fine toccava a me, un evento notevole perché sino all'ultimo momento incerto.

Ero pronta (si fa per dire) a presentarmi –secondo calendario pubblicato– il 1° gennaio 2012, ma pochi giorni prima mi venne comunicato che una collega aveva chiesto di scambiarsi per motivi personali, rendendosi disponibile per quel periodo.

Nonostante io sia poco espansiva, il direttore è rimasto così folgorato dal mio sorriso di sollievo da volermi fotografare.

Ma non c'è riuscito.

Mi spiace. Il momento fuggevole è andato perduto. Questa è l'espressione con cui voglio essere immortalata, sempre e comunque:


Il mio nuovo giorno di inizio sarebbe stato il 2 maggio.
Le colleghe dell'accettazione mi hanno trovata alla postazione, in attesa. Mi hanno guardata in modo strano. Eppure non avevo in mano il granbasso della foto precedente.

«Ma non ti hanno detto niente?»

Alla collega di prima era stato chiesto di allungare il suo turno ancora fino all'autunno.
Ordini di servizio? Comunicazioni? Avvisi agli interessati? Eh?

Torno in reparto interrompendo la festa di quelli che si credevano i miei ex-collaboratori. Ma dopo lo scorno iniziale, il buon Sandro è stato felice di riavermi lì a lavorare al posto suo al suo fianco, la prospettiva di dover gestire da solo le estemporanee follie della collega-capo che non viene dalla Lettonia e non si chiama Elena (che non si pronuncia Ielena, affatto) sotto sotto lo preoccupava.

Ma alla fine sono dovuta andare, a ottobre, dopo molti altri litigi tra reparti e memorabili mail tra di noi piene di turpiloquio.

Con la mia caratteristica sollecitudine, sono giunta a parlare della cosa oggi, che ho concluso il turno da una settimana.

E mi sono già stufata.

Ho imparato molte cose dal quotidiano teatrino a cui ho avuto la fortuna di assistere, ma adesso visto che posso vado a mangiare quando mi pare e piace e ne parlerò la prossima volta.

lunedì 16 gennaio 2012

Inquietante, eh...

Esattamente un anno fa avevo intitolato: "Come evitare navi enormi" indicando un utile manuale nautico in vendita su Amazon, di grande utilità quotidiana:
http://www.amazon.com/Avoid-Huge-Ships-John-Trimmer/dp/0870334336

Avevo riportato una serie di commenti sarcastici degli utenti, ci avevo riso sopra con la mia consueta superficialità. Invece ora devo ammettere che sarebbe stata una lettura interessante e istruttiva. Per gli scogli.

martedì 8 novembre 2011

Corro nel corso

pure io, magari a nascondermi!
Ma via, è ovvio che la forma faccia schifo, la prima stesura serve per costruire la storia, giusto?

Veniamo alle buone notizie: a una settimana dall'inizio, sono ancora in vantaggio di un giorno. Nonostante gli impegni di questi giorni (la mostra di strumenti musicali organizzata dal mio gruppo e il concerto finale dimostrativo) sono riuscita a scrivere ogni giorno e quasi sempre (tranne sabato, per l'esattezza) a soddisfare il requisito di 1667 parole al giorno.

Persino ieri, che sono tornata molto tardi dal lavoro, con una tonnellata di rabbia addosso per quell'immenso Cretino Cosmico di Alfredo e pensavo di non combinare niente, invece pian piano ce l'ho fatta!

Il romanzo prende forma e sembra avere un senso, per quanto la forma sia pasticciata. I personaggi secondari, creati tutti sul momento, stanno prendendo vita e mi sorprendono con sottotrame che insospettatamente si intrecciano al tema di fondo...

E scoprire che la giustizia divina ha fatto passare anche ad Alfredo la notte sveglio (in bagno) non ha prezzo.

sabato 22 ottobre 2011

Squarto serbi

Sono un po' pazza.

Non tanto da stare in una stanza semibuia a fissa imbambolata un monitor ridendo da sola, mugolando una musica tutta mia e prendendo uno stipendio da dirigente.

Non tanto da andare in giro, finanche in bagno, con una mastodontica borsa di cui è meglio non conoscere il contenuto.

Non tanto da considerare minimamente importante quello che dice il mio collega Alfredo (che non mi dà ordini, eh, mi informa soltanto).

Ma abbastanza da raccogliere una sfida insensata.

Io che non sono riuscita a completare il mio lavoro in corso nemmeno in 1 anno e quasi 3 mesi, pretendo di cercare di scrivere un romanzo in un mese.
(È vero che ieri ho scritto più di 2000 parole, ma si trattava di una scena ben conosciuta e progettata nei particolari da mesi, in più ho avuto quelle 4 ore da far passare in stazione.)

Ma OK. Occorre mettersi alla prova. Intanto, oltre alla benevolenza delle ferrovie che fanno l'impossibile per impedirmi di correre subito a casa giocare coi sims, in laboratorio si fanno molti lavori manuali che permettono di svagarsi con la fantasia, di pensare e progettare trame.

La preparativa per le diossine è perfetta. Lunga, ma varia, non ci si annoia. Non come il procedimento stupido e alienante per analizzare quei maledetti stupefacenti che di continuo mi distolgono dal lavoro vero.
Anche se la massa magnetica è stata ferma per tutto il mese per via del black-out provocato dall'insegna e dal gruppo elettrogeno sottodimensionato, noi siamo andati avanti coi campioni, in modo che siano tutti pronti da iniettare.

Affetto e frullo acciughe e potassoli. Non mi sgomento quando apro il pacco contrassegnato "moscardino bianco" (oh, perché al singolare? Non sono i moscardini piccoli e simpatici polipetti?) e mi trovo davanti al nipotino di Cthulhu.
Meglio i pesci della carne.

Devo solo evitare di fidarmi del T9. Pesci, maledizione! Quando mai uno deve dire "serbi"?

domenica 16 gennaio 2011

Come evitare navi enormi, e altre cose della vita

Mi ha sempre affascinato la capacità della gente di ridere a sproposito. Naturalmente io sono un'esperta in questo campo...

Cercavo di ampliare la mia cultura su Cracked.com, il portale che ci fornisce impagabili lezioni di vita, come 12 cose che non avresti mai voluto vedere al microscopio, i 7 oggetti orripilanti trovati in un corpo umano, le 11 armi più cretine della fiction, 7 consigli del Kama Sutra che vi manderanno all'ospedale e i 5 insetti più brutti del mondo.

Un articolo relativamente nuovo ci illustra 8 prodotti stupidi di Amazon che si sono guadagnati recensioni incredibilmente sarcastiche. Barattoli di uranio, misteriose sfere piene di punte, tavolini per attaccare il portatile al volante dell'auto...cose così, che non sono state apprezzate.

Al quinto posto della classifica appare questo:


Si tratta di un vero manuale nautico, senza dubbio utile ai possessori di piccole barche che possono trovarsi nei guai a far manovra nel porto.

Sentiamo le testimonianze.

“Stavo facendo jogging intorno all'isolato” ci racconta Marai, “quando all'improvviso sono stato quasi travolto da una nave enorme! Per fortuna avevo letto questo libro e sono sopravvissuto per raccontarlo; spero che le future generazioni lo leggano, è un vero salvavita.”

“Attenti al titolo!” avverte Graham Thomas, insaporendo il suo commento con un arguto gioco di parole che lascio ai linguisti decifrare. “Vivo vicino a un parco e spesso vado a passeggio lì. Vista la quantità di deiezioni dei cani sui viali ho pensato che questo libro fosse l'ideale perché non dovessi più pulirmi bene le scarpe sull'erba prima di rientrare a casa. Solo all'arrivo ho letto bene il titolo e mi sono accorto che diceva How to Avoid Huge SHIPS. Un banale errore che significa che sto ancora calpestando massicce quantità di escrementi canini. Comunque ho letto il libro ugualmente, e sono felice di dire che non mi è più capitato di scontrarmi con navi enormi. Nossignore, non mi si avvicinano più!”

Robert Frost ci dà un assaggio del contenuto: “Questo libro è utile e pieno di informazioni. Sono stato investito da enormi navi 27 volte e mezza, be', la mezza si riferisce non tanto a una nave enorme quanto a una barca molto grossa, ed ero veramente stufo della faccenda. Ho letto il libro e ho scoperto cosa facevo di sbagliato. Ora ve lo spiego così non avrete bisogno di comprarlo.
Titolo: Come evitare navi enormi.
Capitolo 1: quando vedete una nave enorme venire verso di voi, girate il timone.
Fine.
Era questo il mio problema, quando vedevo una nave enorme mi bloccavo e me ne stavo lì e per qualche ragione la nave come attirata da un magnete mi veniva addosso!”

Per fortuna arriva Madeleine a redarguire gli spiritosoni.
“Sono un po' seccata da tutte queste recensioni sarcastiche. Sembrare tutti convinti che ci sia qualcosa di ridicolo nel fatto che qualcuno possa aver davvero bisogno di informazioni su come evitare navi enormi. Non vi è mai successo di muovervi a una velocità molto molto lenta verso qualcosa di molto molto grande che potete vedere a miglia e miglia di distanza e non sapere cosa fare per evitare di sbatterci contro? Be', congratulazioni, beati voi che siete perfetti! Godetevi le vostre fantasie prive di collisioni con navi enormi. Io comprerò questo libro e cercherò di imparare qualcosa, perché io vivo nel mondo reale, dove le navi enormi e i pericoli che rappresentano per la gente come me sono una cosa seria.”

Povero Capitano Trimmer. Però poteva sforzarsi di dare al suo manuale un titolo più tecnico...


L'articolo originale è qui.

sabato 18 settembre 2010

Si va avanti...

Brigida ci sta un po' trascurando, ormai...parla e gioca poco con noi, da quando le abbiamo portato a casa un nuovo giocattolo animato:

Inspiegabilmente, la baraonda tra le mura domestiche è raddoppiata, mentre mia madre è rimasta sola ad affrontarla...

(Tutto questo è iniziato due mesi fa, ma abbiate pazienza, questi sono i miei tempi per mettermi in moto)

Io ho concentrato i miei sforzi scrittorii sulle cose serie mettendo da parte blogghini e blogghetti, e devo dire che sto cominciando a ottenere risultati...quantomeno ho delle vere pagine scritte, anziché delle idee che continuavano a girare in testa senza costrutto.

Cosa ne sarà, vedremo.

lunedì 12 luglio 2010

Buttandomi

Non a mare.

Ho deciso (avrei deciso, già da un po’, se iniziassi…) di scrivere delle cose un po’ di getto e poi casomai revisionarle più a lungo, il contrario di come ho lavorato finora.

Perché come ho lavorato finora non va. Aldilà dei risultati, cercare di scrivere cose quasi perfette da subito mi blocca per settimane e mesi. Forse è vero che bisogna scrivere e basta, tanto per non perdere il filo, per mettere giù le idee fondamentali e dopo si vedrà. Come un bozzetto, le linee guida di un disegno…con la notevole differenza che nella scrittura non c’è niente che non si possa modificare a posteriori, non esistono errori tali da dover rifare tutto.

Così sto lavorando a un racconto, e…

Un attimo. Ho il blog serio, quello col mio nome. D’ora in poi farò così: qui mi esprimerò liberamente, spoilerando e tutto il resto, mentre laggiù manterrò un maggiore riserbo.

Dicevo, mi ero immaginata questa scena: una prigioniera di guerra, l’ufficiale nemico venuto a giustiziarla, lei che la tira per le lunghe perché vuole risposte, lui forse anche esita, c’è un singolare legame tra i due…
Chi ha detto “fantasia erotica”?! Emiliooo!!!
Facciamo le persone serie.
Occorre porsi delle domande per trasformare questo in una storia, o meglio per tirare fuori la storia da questo piccolo germe di idea.
Come si è arrivati a quel momento? Che genere di guerra è in corso? Chi sono questi due? Cosa è successo prima e, soprattutto, cosa succede dopo? Perché questo, lo so, non è affatto l’epilogo. Lui la uccide, ma…lei ritorna. Come? Perché? E se i due si rincontrassero cosa avrebbero da dirsi? E se dal loro incontro dipendesse la sorte di un mondo intero?

Ecco, penso di aver delineato la storia, lasciando anche spazio per un piccolo colpo di scena verso la fine.

Nota: ho trascurato il blog, per vari importanti motivi (organizzare la mia nuova vita nella nuova casa, baloccarmi col Cybook, scrivere seriamente, giocare a Spore, baloccarmi col mio costoso nuovo pc, imparare i lavori di casa...) ma ora non perderò più tempo!

Nota2: ieri il mio costoso nuovo pc ha deciso di festeggiare alla grande il suo primo mese con me col suo primo schermo blu...PCcino...sniff, che commozione...

martedì 6 aprile 2010

Mezzo trasloco

Sono di nuovo online, grazie a quest’altro –finora ottimo- provider, che ha provveduto a connettere tutto a tempo di record, senza intoppi di alcun tipo. Sarà che ho potuto tenere il vecchio modem, già configurato e pronto, quindi anche volendo non potevano mandarmi il cd sbagliato facendomi impazzire per un mese o cambiarmi a tradimento gli indirizzi DNS senza avvertire, tanto per fare esempi a caso che nulla hanno a che vedere con Tiscali.

Anche se ora passo nella nuova casetta gran parte del tempo, il trasloco non è in verità ancora completo. Quanto può durare il trasferimento di tutta la roba quando i trasportatori sono due donne che portano una borsa per volta? Preferisco non pensarci.

Ma intanto io, invece di arredare la sala (niente di grandioso, chiamo così la stanza che non è la camera da letto), invece di comperarmi…che so, delle sedie, un divano, degli scaffali o altra roba noiosa, ho preferito investire una cifra in questo:



Come ha commentato Sandro, alla fine le sedie non danno tanta soddisfazione…

sabato 20 marzo 2010

Scollegata

Ho dato la disdetta al mio orrido provider, e temo che questo sia il mio ultimo giorno di connessione.

Ormai perdo solo tempo su Internet, e neanche in maniera costruttiva: Gamberetta ha abbandonato, quelli dei Massacri sono tutti presi a chiacchierare sul loro nuovo forum e non recensiscono più niente, non posto neanche qui nonostante abbia cose da scrivere...

Basta, chiudo tutto.

No, in realtà è solo che trasloco ^__^

domenica 15 novembre 2009

Un anno bestiale

Quello che è passato in compagnia di Brigida la Pazza.

Grandi progressi sono stati fatti in questo lasso di tempo: la bestiolina è passata dall’esser terrorizzata a non avere più alcuna paura di noi in nessuna circostanza, non sentendo quindi di doversi limitare nelle sue frenesie di mordi e sbrana, il gioco più in voga tra i micetti moderni.


Di tutt’altra pasta rispetto alla vecchia Metil, signorile e dignitosa nonostante gli umili natali, che mai si sarebbe sognata di arrampicarsi sulle porte per cercare le maniglie o di sdraiarsi a pancia all’aria mostrando le pudenda…

Ma questa ci è toccata.
E tanto ora io me ne andrò di casa e la bestia psicopatica se la sciroppa mia mamma, tié!

domenica 14 giugno 2009

Schegge di follia

Viviamo completamente circondati da eventi e persone improbabili che sfidano qualunque regola di buon senso...il genere di cose che in un romanzo verrebbero subito cassate come assurdità ed esagerazioni, per intenderci.

Un mio collega, in ferie in campeggio con fidanzata e una comitiva di amici, scende in macchina in paese a prendere quelle 7-8 pizze per la cena, in un locale in cui già lo conoscevano. Quando le pizze sono pronte, lui nota che gliele stanno scodellando nei piatti...
“Fermi!” avvisa lui, “Le porto via!”
Qualcuno pensava che lui se le mangiasse tutte da solo?
No, la realtà è ancora peggiore.
“Eh, ma abbiamo finito i cartoni.”
E quindi?!
“Le diamo i piatti, poi ce li riporta.”
Qualcuno ha voglia di immaginarsi la scena, 7 piatti pieni di pizze tutte molle, belle calde, sui sedili della macchina, lungo una strada non priva di curve?
Il mio amico non ha voluto e, seppure a malincuore, ha dovuto lasciare lì la cena.
La prossima volta mi diranno di piegarle e mettermele in tasca, mugugna.

Seguiamo una campagna di caratterizzazione di sedimenti del porto, che viene realizzata in due riprese.
Quando arriva la seconda tranche, ci incuriosisce il fatto che vengano richiesti parametri di analisi in gran parte diversi da quelli del primo gruppo: non fa parte tutto della stessa campagna? Come possono poi confrontare i dati?
Il mio capo di allora (oggi in pensione) sente puzza di bruciato, ma ci intima: “Guai a voi se fiatate!”
E’ curioso di vedere cosa succede e lo sono anch’io. Obbedisco.
Qualche mese dopo scoppia la bomba: ovviamente i cervelloni dei piani superiori si sono sbagliati, hanno copiato degli altri numeri, ma possibile che noi non ce ne siamo accorti? E non si possono proprio recuperare magicamente i dati di analisi che non sono state fatte?
Peccato che nel frattempo il capo se ne sia andato e abbia lasciato noi in prima linea a difendere il nostro operato!
Nella “normalità” ci sarebbe una persona che organizza e cinque che eseguono. Quando avviene il contrario...si sa che troppi cuochi rovinano l’arrosto.
Vabbè, questa non fa ridere come la prima.

Una mia collega ha subito un’operazione al cervello, per togliere una ciste che le cresceva dietro a un occhio. La convalescenza è stata lunga, come si può immaginare; la poverina ha avuto disturbi alla vista, capogiri, problemi motori e soprattutto paura nel riabituarsi a uscire di casa, a camminare in strada. Sarebbe stato importante poter fare questo percorso di riabilitazione in modo graduale, andando a passeggio nelle ore pomeridiane in cui i familiari potevano accompagnarla e/o prendersi cura dei bambini. Ma ovviamente –dal momento che non si trattava di una “ufficiale” terapia prescrittale dai neurologi- non le era consentito.
Per potersi curare non le è rimasto che usare la carta magica, quella che ti consente di fare tutti i comodi tuoi senza che i diritti acquisiti vengano minimamente scalfiti, né stipendio, né incentivi, né anzianità, alla faccia di chi sta male davvero e viene punito come un delinquente: permesso di maternità!
Un caso limite, ma tant’è.
No, questa non fa ridere per niente.

domenica 31 maggio 2009

Ridda di attività!

Non sono inoperosa come può sembrare.
E’ vero che col romanzo proseguo a scossoni come ho sempre fatto, e ho trascurato anche il blog.
Ma ho prodotto delle cose, come questo:
Sì, ora che ho scoperto di non essere proprio del tutto negata, mi sono dedicata al disegno, oltre che alle scemate in 3D come quest’altra:



Poi mi sono messa persino a disegnare un fumetto demenziale, di cui qui un particolare:



Ma ho anche scritto un racconto (in fase di revisione) in una sera, colta da subitanea ispirazione.

Pensavo a un tizio che ho conosciuto, che usava fare una certa cosa un po’ bizzarra, in realtà per un motivo abbastanza razionale; be’, nel parlare di questo con un’altra persona mi sono chiesta: e se quel motivo razionale non fosse affatto quello vero? Se lui facesse quella cosa lì per tutta un’altra ragione? Quale potrebbe essere?

Così è nato Avrebbe voluto essere piccolo, che non rispecchia –ovviamente- la situazione/personalità di quel mio conoscente ma è piuttosto un’elaborazione della mia (lieve) agorafobia. Non è una cosa seria, si capisce, quindi credo che non appena sarò convinta la posterò qui per la gioia di tutti.

martedì 5 maggio 2009

Intervallo

Plin plon plon plon plin plin plin…


Intervallo tra le due parti dell’articolo…e spiegazione sui motivi che mi hanno indotta a trascurare il blog (e un po’ tutto) in questo periodo.

Ho avuto la sciagurata idea di scaricare –come se non avessi già abbastanza giochi e scemenze con cui perdere tempo- un programma gratuito di elaborazione 3d, e da allora non faccio altro che gingillarmi con quello senza peraltro risultati degni di nota.

Cos’avrà sotto le scarpe?

Voolare ooo ooo…

Mi dica, cosa ne pensa dei miei lavori?

Ma la seconda parte della recensione è in arrivo…

martedì 14 aprile 2009

Sniff sniff…


Però, quel tizio che ha scritto di come gli odori possano risvegliare d’un tratto emozioni e ricordi sapeva il fatto suo…

Sin dalle prime volte in cui ho avuto a che fare coi solventi organici in laboratorio (terzo o quarto anno, suppongo), i vari aromi di queste sostanze hanno suscitato in me le più diverse reazioni.

L’acetone non mi dice granché, del resto qualunque donna ha dimestichezza con il più comune ingrediente dei solventi per smalto.
Esano, isottano, etere di petrolio e idrocarburi in genere sono solventi tranquilli, non molto fastidiosi: tutto sommato mi piacciono, danno la giusta atmosfera al laboratorio senza opprimere.
Il toluene non avrebbe un cattivo odore, ma non è bene rimanere a respirarlo, giusto? Perciò lo evito come la peste.
I clorurati diventano subito molesti e mi danno una leggera nausea.
Odio terribilmente l’etere, mi fa venire i conati e me lo sento addosso tutto il giorno.
Non voglio neanche nominare il solfuro di carbonio (oops l’ho fatto…).
Ma l’acetato di etile…

Ha un odore che mi ha subito conquistata, quasi commossa. Mi sembrava familiare e rassicurante, amichevole, ma non sapevo collocarlo.
Finché non mi sono confidata con i colleghi quasi coetanei e uno di loro di ha chiarito il mistero.
Tah-daahhh…


Era l’odore del Crystal Ball!

Quanto ci ho giocato! Ricordo di averci passato un’estate intera, con le mie bolle rosse verdi e blu, durante le vacanze in campagna, ché mi sono sempre rotta a stare in mezzo alle galline.

Come se non bastasse, ho appena scoperto questo blog dedicato alla mia generazione sgangherata e al mondo assurdo in cui siamo cresciuti, rendendomi conto di quanto la nostra infanzia sia stata demenziale (l’adolescenza già lo sapevo).
Tutto da buttare?
Mah, ormai è andata così!

Per rimanere in tema di reminiscenze e confidenze intime, già che ormai sono partita per la tangente come una vecchia rimbambita, potrei quindi passare a illustrare a chiunque passi di qui le mie prime fantasie erotiche suscitatemi allora da un bizzarro film di fantascienza…

Ma pensandoci bene è meglio di no.

lunedì 9 febbraio 2009

Quello dello sfondo

Una domenica mattina a colazione mia madre è d'umore ciarliero.

"Stanotte ho fatto un sogno proprio da matti. Sembrava una di quelle storie fantasy, dovresti magari provare a scriverla, eh?"
"Una storia fantasy? Racconta."

Per una volta che non ha avuto un incubo spaventoso non posso che incoraggiarla. Non so quante volte ho tardato ad addormentarmi perché spaventata dal resoconto di qualche suo brutto sogno.

"Ero un maschio, un ragazzo, lavoravo in una specie di ristorante. Ma...c'erano degli alieni!"
"Nel ristorante?"
"Invasori che ammazzavano tutti. Erano belli, sembravano un po' dei cavalieri e delle dame medievali, coi mantelli, vestiti lunghi, gioielli...Ed erano invulnerabili, li tagliavi e trafiggevi e non si facevano niente. Be', arrivavano questi e tutti scappavano, la mia famiglia sparita, io mi nascondevo in una stanza. Avevo paura, ma ero anche curioso, volevo vedere questi alieni terribili, e anziché scappare sbirciavo da un buco. Ma dovevo aver indossato un vestito che assomigliava alla loro uniforme, forse apposta per mimetizzarmi. Be', quando mi scoprivano non solo mi credevano uno di loro, ma usciva fuori che addirittura ero il sosia perfetto del fratello scemo della generalessa che stava comandando l'invasione! Questa mi guardava e non capiva se ero davvero suo fratello o no, nel dubbio mi ha preso con lei. Tra l’altro era una donna crudelissima…"
"Perché fratello scemo?"
"Lo era davvero, non sapeva parlare, mugolava solo, faceva dei versi, e meno male perché neanch'io sapevo la loro lingua. Però la capivo. Il problema era che a questo punto tutti mi stavano sempre attaccati, sia perché ero uno importante ma anche perché non mi perdessi, visto che secondo loro ero un ritardato. Quindi non sapevo come fare a scappare e tornare coi miei."
"Un bel dilemma."
"Anche perché gli altri ragazzi alieni giocavano a pugnalarsi per scherzo, tanto non si ferivano! E io cominciavo a vedermela brutta, e se accoltellano anche me? Io non ero invulnerabile! Ma quando eravamo tutti in una grande piazza, ecco che arriva qualcuno a salvarmi! E chi era? Eh? Chi mi arriva?"
"Cosa vuoi che ne sappia?!"
"Il tuo tizio nel computer!"

Rimango interdetta. Cosa sarà il tizio nel computer? Il personaggio di un gioco? Una foto presa da internet? Un sim? Boh!

"Quale tizio?"
"Quello che si vede lì, coi tubi in testa!"

So bene di essere lenta a comprendere in certe occasioni. Mia madre mi ha sempre battuta a questo gioco, come salta di palo in frasca lei nemmeno Tarzan.
La parola "tubi" mi evoca l'immagine di grosse tubature smaltate di metallo, di quelle che convogliano i fumi della stufa nella canna fumaria. Me li vedo crollare "in testa" a qualcuno, che rimane esanime a terra. Sono più che certa che nel computer non ci sia nulla del genere. Proprio non capisco e la mia espressione bovina lo indica chiaramente.

"Quello con la pila al posto di un occhio."

Ah, ora ci siamo. Lo sfondo. Mi piace che il desktop sia originale, personalizzato: le foto di paesaggi saranno anche belle, ma non dicono niente di me, delle mie preferenze. Sul lavoro, riempio tutti i pc che utilizzo (e sono parecchi) di sfondi gattosi. A casa, mi sbizzarrisco con cose più hard.
Cosa avete capito, intendo immagini...meno convenzionali, ecco, che non uso sul lavoro perché sarebbero fonte di domande e commenti imbarazzanti. Possono essere i ritratti balordi dei miei compagni di musica ripresi in momenti topici, screenshot di videogiochi, foto curiose dal mondo. Per un po' ho alternato vari (impressionanti, lo devo ammettere) primi piani di Gollum. Al momento, mi trovo in fase Star Trek.

"Che poi non so perché devi mettere queste schifezze invece di qualche bel ragazzo."
"La bellezza è irrilevante?"
"Ma che cappero dici? Sempre orrori, finisce che te li sogni."

Forse è vero, ho un po' il gusto dell'orrido. Ma lei per contro si dimostra piuttosto superficiale: sotto la "pila" e i "tubi", quello è un bel ragazzo.

"Mamma, sei tu che l'hai sognato. Be', cosa faceva?"
"Ma chi è? Che personaggio è?"
"Mah, è uno del film...Sai, i soliti alieni..."
"Che film? Ma è buono o cattivo?"

La domanda mi spiazza. Ma poi ho un flash. Noi due che guardiamo l’ultima puntata di Star Trek Voyager, dopo aver seguito più o meno (anche se a spizzichi, all’ora di cena) tutte le ultime serie…lei che alla fine si gira e domanda: “Ma quella lì tutta pelata chi era?”

Sospiro. Del resto, nemmeno io sono molto fisionomista.

"Dipende dai punti di vista...Dai, come finiva la storia?"
"Arrivava con due spade e ZUM ZAM ZIM tagliava tutti gli alieni a fette, non poteva ucciderli però li rallentava e allora io lo seguivo, gli dicevo portami via, voglio tornare dai miei genitori! Subito lui credeva fossi anch’io uno degli invasori, stava per uccidermi, ma per fortuna si accorgeva che sanguinavo e finalmente mi credeva! Mi prendeva per mano e mi sollevava, andavamo via come volando…Pensavo: che brutto che è, però se mi aiuta...E scappavamo..."

Non è il caso di farle sapere che il suo eroe non avrebbe potuto usare due spade: nella foto non si vede, ma ovviamente gli manca un braccio, sostituito da una protesi cibernetica. Se glielo dicessi mi guarderebbe ancor più disgustata...

Quando accendo il pc osservo a lungo il mio pupazzone multiaccessoriato, che mi fissa imbambolato a sua volta.
Non è giusto. Io ho cercato l'inquadratura giusta, io ho preso lo screenshot, ho manipolato l'immagine per ridimensionarla e schiarirla e ritagliarla e renderla del formato giusto per farne uno sfondo, ho spostato tutte le icone perché non gli stessero in faccia e poi lui se ne va a fare il ganzo con mia madre, che nemmeno lo apprezza.

Che delusione. Sarà pure un Borg, ma si comporta come un maschio qualunque.

Mascalzone. Ora ti sostituisco col coniglio più grande del mondo, così impari.

Eccolo.

domenica 4 gennaio 2009

Difficoltà vegetali

Non sono solo gli abeti veri a passare un brutto periodo a dicembre.

Un alberello di plastica, di prima ancora che io nascessi (non lo chiamo ecologico perché chissà, una volta non si badava a certe cose, e può pure essere che sia fatto di materiali estremamente tossici e mutageni), è sempre stato il MIO albero di Natale. E’ piccolo e stortignaccolo, coi rami che ormai penzolano deformati, la punta a 60°…ma ci sono affezionata, non potrei neanche immaginare di addobbarne un altro.

Né ho mai rinunciato all’albero, e ai pacchetti messi sotto in attesa.

Eppure quest’anno abbiamo dovuto rassegnarci a decorazioni sottotono, con le palline anonime di plastica infrangibile, pupazzetti insignificanti, niente lucine né strisce argentate. L’albero più brutto della storia.

Anche così ha attirato troppo l’attenzione, povero abetino sintetico, ed è stato brutalmente aggredito, morso, sbatacchiato e un paio di volte è svenuto…

Come mai? Tutto a causa del nuovo mostro che ormai da diverse settimane imperversa in casa.
Ecco, guardate che essere spaventoso:

Brigida, una creatura terrificante, la cui ferocia trasuda dallo sguardo assassino.


E stavolta non abbiamo nemmeno la scusa di essere state ipnotizzate per strada da uno di questi demoni pelosi che ci ha convinte a portarcelo a casa, com’era accaduto nel 1993…no, stavolta io e mia madre (l’una più scema dell’altra), ce la siamo pure andate a prendere apposta, a casa del diavolo!

Ma chi è causa del suo mal…


domenica 14 dicembre 2008

Il talento e l’impegno

E’ una di quelle discussioni senza fine, non è vero, domandarsi se per eccellere in una disciplina conti di più la predisposizione o il lavoro…ed è anche una questione oziosa, che lascia il tempo che trova.

E’ abbastanza ovvio che il talento da solo non serva a niente, come il minerale grezzo lasciato in miniera, così come ci si può ammazzare di fatica senza mai raggiungere livelli apprezzabili in una disciplina che –a quanto pare- non fa per noi.

Ci sono persone che sostengono che in realtà il talento non esista, sia solo una scusa inventata da chi non ha voglia di sgobbare.
A costoro chiederei come mai a parità di studio non otteniamo tutti lo stesso risultato. Come mai alcuni ottengono ottimi risultati senza studiare affatto. Se hanno mai visto un bambino di cinque anni ignaro di qualunque tecnica prendere una matita e fare un disegno pazzesco…

Nella realizzazione di qualunque attività dobbiamo fare i conti con una componente fisica non facilmente modificabile. Occorrono agilità, coordinamento muscolare, riflessi pronti, grande senso dell’equilibrio, magari altezza e prestanza. Occorre una bella voce, o buona vista.
Che se non c’è, non c’è.

L’orecchio musicale può essere esercitato e affinato, ma quello assoluto è un’anomalia genetica innata. Lo stesso è l’essere stonati (veramente stonati, che non va confuso col non saper cantare): chi nasce stonato ha una percezione distorta degli intervalli musicali, non se ne rende conto e non può farci nulla. E’ l’equivalente sonoro dell’essere daltonico. Inutile insistere.

Ma anche il mio centro del linguaggio può essere più o meno sviluppato e attivo, così come la parte del cervello che si occupa di fare i calcoli, per esempio: ecco che ciò influenzerà le mie attitudini in maniera solo in parte migliorabile con l’esercizio.

Insomma, affermare che tutti possiamo fare benissimo tutto è dire un’enorme boiata.

Potrebbe però essere vero che qualunque persona normodotata, se seguita e stimolata nel modo giusto, può raggiungere un livello minimo di sufficienza anche nelle discipline per cui si credeva negato. Chissà? Mi sto ricredendo.

Mi è capitato tra le mani un libro per bambini che insegna a disegnare figure fumettose. Seguendo le loro indicazioni in pochi tentativi sono passata da disegni come questo
a questo
Migliorerò più di così? Ne dubito, sono una delle persone più impedite del mondo col disegno, ci vuol tutto che non mi infili la matita nel naso e continuo a sedermi sopra la gomma. Ma è stata comunque una soddisfazione.

Ora mi domando: perché mai a scuola non ti insegnano veramente a disegnare con qualche esempio del genere, invece di darti un foglio bianco e mollarti lì ad arrangiarti per andare a chiacchierare con le altre maestre, causando patemi e frustrazioni che ti segneranno per gli anni a venire?

domenica 16 novembre 2008

Muggiti spaziali

Purtroppo ho preso il vizio di comprare su ebay…

(niente più macchie clandestine sullo sfondo delle foto, niente più zampe, niente…sniff…)


Cosa sarà?
Apriamolo...è inquietante...


Così è più riconoscibile?



No? Ok, lo spiego: è un theremin.

Purtroppo mi rendo subito conto che se questo costa la metà degli strumenti “veri” (da ordinare dall’America) c’è un motivo: intanto ha un’estensione molto limitata, poco più di un’ottava, e poi, soprattutto non è per nulla lineare…vale a dire che nelle posizioni più lontane le note sono a centimetri di distanza, mentre verso l’antenna si ammucchiano tutte insieme.

A ciò si somma la mia incapacità, non credo riuscirò a cavare niente da questo aggeggio.

Se ci si vuol fare del male, è disponibile la registrazione del mio primissimo approccio con lo strumento...sarebbe disponibile se riuscissi a linkarla.

Edit: vediamo se così si apre il file.

sabato 25 ottobre 2008

Quando il gioco si fa duro…

Le avventure grafiche. Quei videogiochi dove la trama si svela a poco a poco, tu nei panni del personaggio principale devi esplorare gli ambienti, raccogliere oggetti, risolvere enigmi di vario tipo, parlare con quelli che incontri…
Mi pare che si vada verso una semplificazione sempre maggiore del genere.

Mi spiego: la trama è importante, certo, è la molla che spinge il giocatore a proseguire. Ma non può esserci solo quello. Nei giochi di questi ultimi anni vieniamo portati per mano passo passo alla soluzione. Non possiamo mai morire, nemmeno se è previsto un combattimento. Non possiamo perdere o usare male un oggetto che poi ci servirà, non possiamo sbagliare strada, o affrontare un nemico prima di avere tutto il necessario per batterlo. Il massimo della difficoltà degli enigmi consiste nel propinarci qualcosa di macchinoso, tipo ricomporre un puzzle con una figura difficile da ricordare, indovinare delle interminabili sequenze di numeri e simboli…Insomma, si può rimanere bloccati, mai fare qualcosa di sbagliato che ci precluda la possibilità di continuare.

Cioè, sono giochi a prova di scemo.

Chi è vecchio come me si ricorderà che non è stato sempre così?

Ho presente un certo The Colonel’s Bequest, in cui si impersonava una ragazza che, andata nella villa di campagna di un’amica, assisteva al massacro di tutti i parenti presenti…Lo scopo era ovviamente quello di scoprire chi stava uccidendo tutti (l’ho scoperto solo leggendo la soluzione su internet molti anni dopo). Ecco, se non facevi attenzione ti trovavi morta anche tu: potevi cadere dalle scale, precipitare nella tromba dell’ascensore, farti tagliare in due da un’alabarda, prendere una campana in testa ecc. Inoltre l’avanzamento dell’orologio era causato da un evento ben preciso, tipo il ritrovamento di un oggetto o l’ingresso in una stanza, ma il gioco se ne fregava se tu in quel periodo di tempo avevi raccolto tutto quello che dovevi prendere e avevi visto tutto quello che c’era da vedere. Più sì che no, quindi, la notte degli orrori terminava senza che tu avessi scoperto un tubo, e grazie di aver partecipato.



La tua camera da letto...


Ma vogliamo parlare di Cadaver, (che nonostante il nome non ha nulla di horror) gioco di avventura/azione in cui un nanetto deve sfuggire da un castello pieno di trappole?
Questo gioco (del 1991) è un incubo.
Puoi raccogliere quasi tutto quello che trovi, ma solo pochi oggetti serviranno davvero, e dunque trovarli in quel bailamme è già un’impresa. Gli enigmi sono stati concepiti da qualcuno fumato, e il gioco è bastardo.


Si inizia da qui!

Un esempio?
Primo livello (il più facile, perché piccolo, e ogni tanto trovate qualche pergamena che vi suggerisce cosa fare). Siete obbligati a calarvi in un pozzo, ma la corda cade con voi. Come uscire da lì? Semplice, dice un libro: dovete buttare 6 gemme verdi nel lago sotterraneo (ovvio, no?). 4 gemme sono lì, le altre dovreste averle raccolte prima. Non le avete? Oh…peccato. Ma no, visto che è l’inizio siamo buoni: in via del tutto eccezionale, abbiamo predisposto un’altra via d’uscita! Basta bere la pozione “giant jump” e aggrapparsi a quella catena che penzola…Non avete neanche la pozione, perché non eravate ancora arrivati alla stanza dove prenderla? Ma cosa giocate a fare???

Altro esempio? In un livello successivo, per aprire una porta basta solo azionare una leva in un lontano corridoio, un’altra leva nella stanza accanto nascosta dietro alle casse, una terza vicino alle scale, e poi di nuovo le altre due in sequenza inversa (e ovviamente ci saranno almeno un’altra ventina di leve sparse nel livello). Com’è che non ci ho pensato subito?

Vi mangiate la coscia di pollo e buttate la chiave della porta in bocca al mostro? Cavoli vostri. Avete sprecato l’incantesimo più forte con un mostro debole e ora siete disarmati col drago? Ahiahiahi. Avete toccato il teleporter prima di raccogliere gli altri oggetti, vi siete trovati da tutt’altra parte del livello e adesso non sapete come tornare indietro? Probabilmente non potete, grazie lo stesso.

Insomma, siete fregati e non potrete mai terminare il livello, ma il gioco non vi avvisa.

Però a Cadaver ci gioco ancora ogni tanto (gira su XP, anche se non benissimo…), Still Life l’ho abbandonato senza riuscire mai a finirlo. Ha una bella storia, ma non è divertente da giocare.

martedì 30 settembre 2008

Brutta cosa l’orgoglio

Un fuoco indomabile

Era un giorno tranquillo pieno di pioggia e si avvertiva un'atmosfera di energia in una cantina piena di cipolle.
Era questo il laboratorio di Gorgo, un giovane dal carattere tormentato, che passava la vita a copiare partiture all'infinito, ripetendo: ''Ma chi se ne frega!''
Gorgo aveva costruito e regalato i cannelli a tutti nel regno, il popolo ormai ne aveva fin sopra i capelli di lui e lui radioso sempre rispondeva: ''Gli strumenti sono miei, posso anche infilarmeli...!''
Egli suscitò in tal modo la curiosità di Staefno, un dio della musica che quel giorno bussò alla sua porta, volgare.
Staefno era venuto a ad avvertirlo che gli oggetti che distribuiva facevano schifo e la gente li predeva per educazione.
Ma Gorgo pensò che Staefno fosse più bravo di lui a costruire ance e gli sbatté la porta in faccia, gridando: ''Spaccherei la faccia a tutti!''
Allora Staefno offeso si rivelò per quello che era in realtà, un terribile re ballerino, e lo maledisse: mai più Gorgo sarebbe riuscito a sbolognare i flauti ai creduloni!
''Vaff...!'', sbuffò Gorgo e tornò a modificare strumenti musicali senza posa.

Un cuore impetuoso

Era un mattino giulivo pieno di sole e si avvertiva un'atmosfera di tensione in un castello sullo strapiombo.
Era questo il rifugio segreto di Gioio, un giovane dal carattere umile, che passava la vita a piegare tubi all'infinito, ripetendo: ''Ma chi se ne frega!''
Gioio aveva generosamente aggiustato come voleva lui le cornamuse a tutti in città, il popolo ormai voleva cacciarlo e lui sospettoso sempre sospirava: ''Ma chi se ne frega!''
Egli suscitò quindi la gelosia di Gaeanto, un grasso gnomo irridente che quel giorno bussò alla sua porta, tormentato.
Gaeanto era venuto a chiedergli consiglio su come migliorare i cornetti.
Ma Gioio temette che Gaeanto fosse più bravo di lui a modificare strumenti musicali e gli sbatté la porta in faccia, gridando: ''Vaff...!''
Allora Gaeanto offeso si rivelò per quello che era in realtà, un potentissimo fratellastro ambizioso, e lo maledisse: mai più Gioio sarebbe riuscito a passeggiare nel bosco senza cadere a capofitto in una legnaia!
''Chi è 'sto gay!'', sbuffò Gioio e tornò a modificare strumenti musicali senza posa.

Un principe giulivo

Era un mattino volgare pieno di sole e si respirava un'atmosfera di energia in un mercatino dell'usato.
Era questo il laboratorio di Gorigio, un principe dal carattere silenzioso, che passava la vita a costruire ance all'infinito, ripetendo: ''Chi è 'sto gay, perche' deve fare il cu*o a noi!''
Gorigio aveva abbondantemente fatto a pezzi i flauti a tutti nel villaggio, il popolo ormai lo adorava e lui ritroso sempre sospirava: ''Vaff...!''
Egli suscitò quindi la curiosità di Ghielmi, un oscuro signore del caos che quel giorno bussò alla sua porta, radioso.
Ghielmi era venuto a chiedergli aiuto su come migliorare i flauti.
Ma Gorigio pensò che Ghielmi fosse più bravo di lui a segare pezzi di legno e gli sbatté la porta in faccia, gridando: ''Ma lui che c...o ci sta a fare!''
Allora Ghielmi indignato si rivelò per quello che era in realtà, un terribile grasso gnomo irridente, e lo maledisse: mai più Gorigio sarebbe riuscito a pronunciare una sola frase priva di bestemmie!
''Ma chi se ne frega!'', sbuffò Gorigio e riprese a copiare partiture senza posa.

Creato col il Polygen su una tragica storia vera. Potrei andare avanti all’infinito…