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sabato 9 gennaio 2010

Un tuffo nel passato

Splash!
Ah, no, così si entra in un caffè…scusate, ho sbagliato.
Ora chi la pulisce la giacca, accidenti…

Dicevo. Mi rivedo a casa di mia nonna, un pomeriggio, a guardare la tv, stravaccata come potevo su una rigidissima seggiola di legno dall’alto schienale, davanti a un enorme tavolo ovale dello stesso set, modello Indistruttibile Ventennio. I mobili più scomodi con cui abbia mai avuto modo di far conoscenza, eppure li ho sempre amati.
Mi sistemavo tutta insaccata con una gamba, o magari entrambe, sopra il tavolo. Questo soltanto perché ormai mi pareva poco opportuno sdraiarmi direttamente tutta sul tavolo a pancia in giù come avrei fatto qualche anno prima. Non ho mai temuto che il tavolone potesse crollare o danneggiarsi, beninteso, lo ritenevo più saldo dei muri stessi.

Mia nonna andava e veniva per la stanza, indaffarata con le sue solite faccende da adulti che non capivo, o magari solo troppo irrequieta per sedersi lì e basta. O forse no, forse era lì che cuciva, non mi ricordo.
La memoria è così fallace, in effetti, che potrebbe benissimo essere accaduto invece che fossimo nella casa di campagna, quella in cui mi svagavo solo grazie al Crystal Ball…e non c’era il tavolone né niente del genere…
No, no, del tavolone sono sicura!

Comunque basta con l’introduzione! Eravamo alla fine degli anni ’70 e c’era questo film.

Grazie alla sorveglianza non troppo stretta di mia nonna, durante la mia infanzia ho assistito a diversi spettacoli non esattamente adatti ai bambini. Non in quel senso (vigeva ancora una certa censura in tv in quegli anni), ma in quell’altro, quello che provoca terrori e incubi a non finire.
Sono sempre stata una mammoletta, lo ammetto. Schizzinosa.
Ci sono scene di Spazio 1999 che non riuscirei a guardare neppure adesso.
Per gran parte del secondo tempo del primo film di Guerre Stellari sono rimasta girata a fissare un poveraccio della fila dietro perché, terrorizzata dal rumore delle spade laser, non volevo più vedere niente. Chissà quanto si è divertito quello lì, per inciso.
E vogliamo citare Michele Strogoff?
Ma se persino certi cartoni della Disney (cosa c’è di più innocuo?) sono riusciti talvolta a spaventarmi!

Ma naturalmente come tutti i bambini ero affascinata dai cattivi. Anche ora, se sono fatti bene. E, benché sia sempre apprezzabile lo sforzo di dare al nemico un qualche “lato umano”, una motivazione -se non proprio una giustificazione- per permettere al pubblico almeno un minimo grado di empatia anche con lui, devo dire che nell’ambito del fantastico continuo a preferire il cattivo tout court, perché sì, pericoloso e basta. Mi sembra più sincero (soprattutto se non è umano e certi sentimentalismi non hanno proprio senso). Certe volte ci vuole proprio, è liberatorio.

Stavo guardando il film già iniziato, forse anche già a metà, data la giovane età la mia capacità di attenzione era limitata e non ci stavo capendo un ciufolo, eppure sapevo che mi piaceva un sacco, perché appunto c’erano questi cosi che sembravano strambi robot dall’aspetto assurdo ma cattivissimi, che urlavano di continuo con stridenti voci elettroniche (e perché mai dei robot dovevano essere così inferociti?!) e mi facevano sì paura, ma in modo eccitante, quasi divertente.

Una sensazione nuova per me.

Questi mostri mi hanno tenuto compagnia per un po’, sognavo scene del film (anche se non le avevo capite) e indulgevo in bizzarre fantasie.
(No, Sandro, non quelle fantasie lì, non come te con Raffaella Carrà! Noi femminucce non pensiamo certe cose! …basta che ci credi :P)

Cose che capitano a tutti da piccoli, quando si viene stregati dai personaggi di un film, di un cartone, di un fumetto. Capita, giusto? Da piccoli. Ho detto forse che lo faccio ancora?
Purtroppo però non sapevo da dove caspita venissero questi cosi, e non avevo alcuna possibilità di ritrovarli.
Si trattava di un film già vecchio allora e che non penso avesse avuto molto successo da noi, non l’ho mai rivisto passare in tv né ho sentito di qualcuno che lo conoscesse, anche perché chi diavolo si ricordava il titolo, per non parlare della trama?

Ma…le cose ritornano prima o poi, e questo è bello e rassicurante.
Oppure no, dipende da quali sono le cose di cui stiamo parlando.

L’incredibile potere della rete: se giri abbastanza trovi veramente tutto, soprattutto cose che non pensavi nemmeno di cercare, che non sapevi di voler conoscere!

Sei lì che navighi tranquilla, ti gingilli leggiucchiando qua e là e saltando da un forum all’altro senza alcun pensiero particolare ed ecco che quasi cadi dalla sedia –cosa non difficile di per sé, basta un colpo di tosse, visto che si tratta di un modello di Sgabello Autonomamente Smontabile (TM)- perché nel sito di una serie televisiva straniera a te sconosciuta in cui sei entrata per puro caso seguendo un link ecco che ti compare la foto a tutta pagina di uno di quei cosi e tu non credi ai tuoi occhi; ti alzi, raccatti da terra lo schienale non più regolabile e cerchi di stringere i bulloni allentati con una mano mentre con l’altra clicchi per cercare notizie pregando che il browser non crashi proprio adesso e che la pagina non sia una di quelle con la capacità di cancellarsi spontaneamente dalla cronologia; lo sguardo incollato al monitor, ti schiacci un piede con le rotelle, ti perdi nei menù e nelle pagine che non vogliono caricarsi, provi a sederti di nuovo e sprofondi, senti qualcosa di tagliente e vedi che si è ancora una volta rotta una saldatura, ma che diavolo, se fosse stata una poltroncina da pc ancora buona non si sarebbe trovata tra la spazzatura, no?

Comunque. Scopro di avere a che fare con “one of the most recognizable science-fiction icons ever”, e perché nessuno me l’ha detto? Solo io in tutto il mondo non lo sapevo…Che ignoranza, che figura. Il solito mio.

Rintraccio il film: dunque non era una cosa da sfigati che ho visto solo io! Mi sento meno sola nell’universo. Noooo, esiste persino il dvd!!! Se si sono presi la briga di rimasterizzarlo e rimetterlo in commercio dopo quarant’anni –da quando è uscito, non da quando l’ho visto io, sia chiaro- vuol dire che ci sono state richieste. Da parte di chi non mi interessa.

Insomma, eccolo qui. Nel cofanetto c’è anche il film prima di questo, che in Italia non era proprio arrivato. E qualche speciale. Solo una pecca.
Niente sottotitoli, neanche in inglese. Nulla di nulla.


Sorpreeesa! Tanti auguri a teee…

Quindi, anche se per un diverso motivo, non ci capisco di nuovo un ciufolo della trama, esattamente come allora. Un autentico trip nostalgico. Certo, adesso posso notare come gli effetti speciali siano ridicoli, le scene di lotta fintissime, la tensione addomesticata (è un film per famiglie) e tutto l’insieme infinitamente kitsch. Ho visto puntate dei Puffi più drammatiche. Una delusione?

No davvero!!! E’ esattamente quello che volevo rivedere (con in più quello che mi è mancato allora: i colori psichedelici anni ’60!).

I bidoni assassini (che poi non sono robot) sono qui, malvagi e spietati, intenti a schiavizzare gli umani e a portare avanti un diabolico piano per…buttare una bomba in un buco in terra (boh? chi lo sa), pazzi scatenati che in lingua originale sbraitano ancora più intimidatori, sembrano Hitler alla radio. Che cariiiniiii!!!
Mi sto commuovendo…sniff…

Spegni le candeline, per la miseria!!!

Esplosioni, urla, macerie e distruzione.
Aahhh, son queste le cose che ti riconciliano con la vita.

(Sandro, il film è Daleks: Invasion Earth 2150 AD, noto (si fa per dire) in Italia come Il futuro tra un milione di anni ovvero “anche i traduttori avrebbero bisogno dei sottotitoli, facciamo una colletta per loro”. Mi raccomando, non dirlo a nessuno, è un segreto segretissimo.)

domenica 22 novembre 2009

Dovevo

Scorporare la scrittura caotica e le cose troppo strane da qui creando un altro spazio…
Preparare un altro blog ancora col mio nome e cognome per le faccende serie e le mie velleità letterarie…
Proseguire il mio fumetto scemo…
Lavorare per chiudere almeno la prima metà del romanzo…
Segnalare che è uscita l’antologia col mio racconto…

Ma ho avuto tantissimo da fare, ci sono i concerti di Natale, un altro programma in ballo, è un momento impegnativo anche sul lavoro, devo andare dal dentista, corsi mi tengono impegnata di pomeriggio, giro per farmi fare preventivi per i mobili per la casa nuova e…

No, non è vero. Sto giocando a S.T.A.L.K.E.R. Non so fino a dove arriverò col mio PCcino giocattolo prima che cominci a scattare in modo irreparabile, ma lasciatemi provare…

domenica 31 maggio 2009

Ridda di attività!

Non sono inoperosa come può sembrare.
E’ vero che col romanzo proseguo a scossoni come ho sempre fatto, e ho trascurato anche il blog.
Ma ho prodotto delle cose, come questo:
Sì, ora che ho scoperto di non essere proprio del tutto negata, mi sono dedicata al disegno, oltre che alle scemate in 3D come quest’altra:



Poi mi sono messa persino a disegnare un fumetto demenziale, di cui qui un particolare:



Ma ho anche scritto un racconto (in fase di revisione) in una sera, colta da subitanea ispirazione.

Pensavo a un tizio che ho conosciuto, che usava fare una certa cosa un po’ bizzarra, in realtà per un motivo abbastanza razionale; be’, nel parlare di questo con un’altra persona mi sono chiesta: e se quel motivo razionale non fosse affatto quello vero? Se lui facesse quella cosa lì per tutta un’altra ragione? Quale potrebbe essere?

Così è nato Avrebbe voluto essere piccolo, che non rispecchia –ovviamente- la situazione/personalità di quel mio conoscente ma è piuttosto un’elaborazione della mia (lieve) agorafobia. Non è una cosa seria, si capisce, quindi credo che non appena sarò convinta la posterò qui per la gioia di tutti.

martedì 5 maggio 2009

Intervallo

Plin plon plon plon plin plin plin…


Intervallo tra le due parti dell’articolo…e spiegazione sui motivi che mi hanno indotta a trascurare il blog (e un po’ tutto) in questo periodo.

Ho avuto la sciagurata idea di scaricare –come se non avessi già abbastanza giochi e scemenze con cui perdere tempo- un programma gratuito di elaborazione 3d, e da allora non faccio altro che gingillarmi con quello senza peraltro risultati degni di nota.

Cos’avrà sotto le scarpe?

Voolare ooo ooo…

Mi dica, cosa ne pensa dei miei lavori?

Ma la seconda parte della recensione è in arrivo…

lunedì 9 febbraio 2009

Quello dello sfondo

Una domenica mattina a colazione mia madre è d'umore ciarliero.

"Stanotte ho fatto un sogno proprio da matti. Sembrava una di quelle storie fantasy, dovresti magari provare a scriverla, eh?"
"Una storia fantasy? Racconta."

Per una volta che non ha avuto un incubo spaventoso non posso che incoraggiarla. Non so quante volte ho tardato ad addormentarmi perché spaventata dal resoconto di qualche suo brutto sogno.

"Ero un maschio, un ragazzo, lavoravo in una specie di ristorante. Ma...c'erano degli alieni!"
"Nel ristorante?"
"Invasori che ammazzavano tutti. Erano belli, sembravano un po' dei cavalieri e delle dame medievali, coi mantelli, vestiti lunghi, gioielli...Ed erano invulnerabili, li tagliavi e trafiggevi e non si facevano niente. Be', arrivavano questi e tutti scappavano, la mia famiglia sparita, io mi nascondevo in una stanza. Avevo paura, ma ero anche curioso, volevo vedere questi alieni terribili, e anziché scappare sbirciavo da un buco. Ma dovevo aver indossato un vestito che assomigliava alla loro uniforme, forse apposta per mimetizzarmi. Be', quando mi scoprivano non solo mi credevano uno di loro, ma usciva fuori che addirittura ero il sosia perfetto del fratello scemo della generalessa che stava comandando l'invasione! Questa mi guardava e non capiva se ero davvero suo fratello o no, nel dubbio mi ha preso con lei. Tra l’altro era una donna crudelissima…"
"Perché fratello scemo?"
"Lo era davvero, non sapeva parlare, mugolava solo, faceva dei versi, e meno male perché neanch'io sapevo la loro lingua. Però la capivo. Il problema era che a questo punto tutti mi stavano sempre attaccati, sia perché ero uno importante ma anche perché non mi perdessi, visto che secondo loro ero un ritardato. Quindi non sapevo come fare a scappare e tornare coi miei."
"Un bel dilemma."
"Anche perché gli altri ragazzi alieni giocavano a pugnalarsi per scherzo, tanto non si ferivano! E io cominciavo a vedermela brutta, e se accoltellano anche me? Io non ero invulnerabile! Ma quando eravamo tutti in una grande piazza, ecco che arriva qualcuno a salvarmi! E chi era? Eh? Chi mi arriva?"
"Cosa vuoi che ne sappia?!"
"Il tuo tizio nel computer!"

Rimango interdetta. Cosa sarà il tizio nel computer? Il personaggio di un gioco? Una foto presa da internet? Un sim? Boh!

"Quale tizio?"
"Quello che si vede lì, coi tubi in testa!"

So bene di essere lenta a comprendere in certe occasioni. Mia madre mi ha sempre battuta a questo gioco, come salta di palo in frasca lei nemmeno Tarzan.
La parola "tubi" mi evoca l'immagine di grosse tubature smaltate di metallo, di quelle che convogliano i fumi della stufa nella canna fumaria. Me li vedo crollare "in testa" a qualcuno, che rimane esanime a terra. Sono più che certa che nel computer non ci sia nulla del genere. Proprio non capisco e la mia espressione bovina lo indica chiaramente.

"Quello con la pila al posto di un occhio."

Ah, ora ci siamo. Lo sfondo. Mi piace che il desktop sia originale, personalizzato: le foto di paesaggi saranno anche belle, ma non dicono niente di me, delle mie preferenze. Sul lavoro, riempio tutti i pc che utilizzo (e sono parecchi) di sfondi gattosi. A casa, mi sbizzarrisco con cose più hard.
Cosa avete capito, intendo immagini...meno convenzionali, ecco, che non uso sul lavoro perché sarebbero fonte di domande e commenti imbarazzanti. Possono essere i ritratti balordi dei miei compagni di musica ripresi in momenti topici, screenshot di videogiochi, foto curiose dal mondo. Per un po' ho alternato vari (impressionanti, lo devo ammettere) primi piani di Gollum. Al momento, mi trovo in fase Star Trek.

"Che poi non so perché devi mettere queste schifezze invece di qualche bel ragazzo."
"La bellezza è irrilevante?"
"Ma che cappero dici? Sempre orrori, finisce che te li sogni."

Forse è vero, ho un po' il gusto dell'orrido. Ma lei per contro si dimostra piuttosto superficiale: sotto la "pila" e i "tubi", quello è un bel ragazzo.

"Mamma, sei tu che l'hai sognato. Be', cosa faceva?"
"Ma chi è? Che personaggio è?"
"Mah, è uno del film...Sai, i soliti alieni..."
"Che film? Ma è buono o cattivo?"

La domanda mi spiazza. Ma poi ho un flash. Noi due che guardiamo l’ultima puntata di Star Trek Voyager, dopo aver seguito più o meno (anche se a spizzichi, all’ora di cena) tutte le ultime serie…lei che alla fine si gira e domanda: “Ma quella lì tutta pelata chi era?”

Sospiro. Del resto, nemmeno io sono molto fisionomista.

"Dipende dai punti di vista...Dai, come finiva la storia?"
"Arrivava con due spade e ZUM ZAM ZIM tagliava tutti gli alieni a fette, non poteva ucciderli però li rallentava e allora io lo seguivo, gli dicevo portami via, voglio tornare dai miei genitori! Subito lui credeva fossi anch’io uno degli invasori, stava per uccidermi, ma per fortuna si accorgeva che sanguinavo e finalmente mi credeva! Mi prendeva per mano e mi sollevava, andavamo via come volando…Pensavo: che brutto che è, però se mi aiuta...E scappavamo..."

Non è il caso di farle sapere che il suo eroe non avrebbe potuto usare due spade: nella foto non si vede, ma ovviamente gli manca un braccio, sostituito da una protesi cibernetica. Se glielo dicessi mi guarderebbe ancor più disgustata...

Quando accendo il pc osservo a lungo il mio pupazzone multiaccessoriato, che mi fissa imbambolato a sua volta.
Non è giusto. Io ho cercato l'inquadratura giusta, io ho preso lo screenshot, ho manipolato l'immagine per ridimensionarla e schiarirla e ritagliarla e renderla del formato giusto per farne uno sfondo, ho spostato tutte le icone perché non gli stessero in faccia e poi lui se ne va a fare il ganzo con mia madre, che nemmeno lo apprezza.

Che delusione. Sarà pure un Borg, ma si comporta come un maschio qualunque.

Mascalzone. Ora ti sostituisco col coniglio più grande del mondo, così impari.

Eccolo.