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giovedì 17 dicembre 2009

In dulzi giubilo

Siamo di nuovo al lavoro per i concerti di Natale.

Stavolta il Gae ha ingaggiato un quartetto di cantanti, cosa che ci regala più libertà di orchestrazione e la possibilità –nuova ed eccitante- di suonare gli strumenti giusti per la parte.

L’anno scorso mi ero lamentata di aver dovuto usare il granbasso (un tubone simpatico ma che come potenza di suono può esser facilmente sovrastato da un sospiro), in un contesto di trombe e organi scatenati che lo rendevano del tutto superfluo, mentre per contro l’organista metteva i registri coi flautini acuti che il “maestro” non lasciava usare a noi perché disturbavano la cantante?
No, stavolta suoniamo soprano e contralto, voilà! Non ci si sente lo stesso ma almeno ci divertiamo.

E il diapason? Dovevamo morire per raggiungere gli altri, che avrebbero potuto invece scendere un pochino per noi, ma no, per andare dietro al 440 rigoroso dell’organo? Stavolta seguiamo invece il buon senso e ci accordiamo cercando il compromesso, tanto l’organo non c’è.

L’organo: ecco da dove deriva tutto il male del mondo…

Caspiterina!
Ma Gae sta facendo tutto quello che ho detto io?

Alla prova ho avuto un momento di panico, colta da questo dubbio tremendo. Come poteva il mio amico sapere di cosa mi ero lamentata? Come aveva fatto a giungere alle mie stesse conclusioni? Aveva mica letto questo blog? Stavo diventando io più intelligente (mai come lui, no)?

Per fortuna è rientrato in carreggiata quasi immediatamente.
Ha ricordato alla soprano, mezza tedesca, la corretta pronuncia del testo, che lei avrebbe dovuto insegnare e inculcare per bene anche agli altri. La pronuncia del latino, si è raccomandato, come se fosse tedesco. Perché così si faceva all’epoca, secondo lui.
Gae ripone molte speranze in questa cantante, l’ha scelta apposta per questa sua caratteristica. Quella dell’anno scorso non andava bene. Si era impegnata, sì, ma –poverina- non era tedesca. Si può arrivare fino a un certo punto.
Ne ha convenuto anche la clavicembalista –pure lei mezza germanica- e tutti e tre si sono messi a commentare in lingua teutonica, alla faccia del resto della compagnia. E cosa si saranno detti?
Che noi non siamo ariani? Che Emi è troppo scuro di capelli, e io ho un cognome meridionale?
Ci permetteranno di suonare con loro?

Sì, lo so, non è carino assimilare sempre i tedeschi ai nazisti. Ma in passato ci siamo già trovati a suonare per i massoni. E a uno stand della Lega. Ampliamo il curriculum. Proviamo coi cannibali la prossima volta?

Aggiornamento: Emi temeva che, all’arrivo nell’insieme dei due professionisti che ci avrebbero raggiunto solo per la prova generale (e che avrebbero suonato le nostre stesse parti), sarebbe finita come quando da militare, dopo avergli fatto fare tutti gli allenamenti, al momento della partita era stato messo da parte, addirittura senza lasciargli neanche indossare la maglietta. Io lo smentivo, fiduciosa. Si sarebbe trovata una soluzione, un’alternanza nei pezzi per non scontentare nessuno, pensavo. Invece ha avuto quasi ragione lui: basta flautini, riprendete i flautoni così non disturbate, non sia mai che siate più acuti del cornetto…
Questa è la volontà del Maestro e noi ci adeguiamo, sebbene a malincuore, perché lui può tutto, e la sua parola è il principio e la fine di ogni cosa.
Alpha es et O.

sabato 11 aprile 2009

Non è mica uno spogliarello

Emi va al Carlo Felice ad assistere alla Passione Secondo Matteo, e prima dello spettacolo un tizio intima a tutti di pensare ai “caduti dell’Abruzzo” e impone un minuto di silenzio.

Ora, dice lui, a parte che i “caduti” sono quelli che muoiono in guerra e per fortuna non è questo il caso, ma perché mai noi ci dovremmo sentire in colpa, come fossimo a una festa frivola e inappropriata? Per la Passione?!

Emi è talvolta brutale nelle sue esternazioni, ma la sua irritazione mi ha indotta a domandarmi se le trasmissioni tv più frivole e inappropriate si siano fermate in questi giorni.
Ma avrebbero dovuto? Non so.
Tirare musi in effetti non aiuta nessuno.

Perciò posto un interessante articolo del mio amico, già pronto da tempo in verità…


AL DIAPASON!

La mia cara Auly (già immagino la faccia che farà leggendo questo inizio) si è meco lamentata recentemente perché, durante le prove e i concerti di Natale, in cui suonava l’ingombrantissimo flauto gran basso in Do (che negli insieme sta alla voce del tenore), si è dovuta dannare per cercare di arrivare al diapason voluto dal direttore, che peraltro era il consueto 440 (hertz); si/mi chiedeva Auly: ma visto che clavicembalo e organo nonché il liuto – quando non è scordato – potevano benissimo essere accordati ad un diapason inferiore, non potevano venirmi incontro anziché farmi spolmonare per poi essere stonata e conseguentemente ripresa e depressa? E’ così importante rispettare il diapason a 440?

Beh no, che diamine! Al diavolo il diapason, è tutta una convenzione! Tant’è vero che alcuni anni fa, per combattere la tendenza di alcuni direttori importanti ad adottare un diapason più alto, che faceva svettare le voci e squillare gli archi e i fiati, ma rischiava di logorare le corde vocali dei cantanti e accorciarne la carriera, era stata presentata una proposta di legge che imponeva nelle sale di concerto e teatri il rispetto del diapason a 440 – l’articolista ironizzava sui Carabinieri che andavano col corista a controllare …

Per gli appassionati della cosiddetta musica antica, poi, parlare di un diapason di riferimento fa ridere: per quel che ne so, nei tempi antichi i costruttori intonavano gli strumenti sulla campana della chiesa, quindi ce n'era uno per villaggio ... Del resto nessuno portava i suoi strumenti con sé (peraltro in viaggi disagevoli, malsani e pericolosi), quando arrivavano a destinazione trovavano lì gli strumenti e quelli suonavano – ne è derivato addirittura un genere musicale, quello dei Preludes, brevi brani a carattere improvvisatorio che servivano a prendere confidenza col “nuovo” strumento.

Anche esaminando gli ordini che importanti corti o famiglie facevano a costruttori stranieri, si rileva che comperavano gli strumenti a decine, in modo che fossero intonati tra loro in numero sufficiente.

Anche il famoso 415, che è stato il diapason di riferimento per i cultori della rinascita della musica barocca, era il diapason più comune in Germania tra i cori, niente più!! A Venezia pare si usasse un diapason a 465, in Francia nel periodo preclassico 435, e così via. Certo, oggi che un musicista parte da Roma col suo strumento e va a suonare a Tokio, per dire, se non ci fosse un diapason standard sai che problemi! e poi gli strumenti moderni sono fabbricati in serie e standardizzati, ma è proprio questo che abbiamo rifiutato, noi cultori della ricostruzione filologica della musica, no?

Quindi ha pienamente ragione Auly e torto il direttore, anche se lo capisco, poveretto, a mettere d’accordo una decina di pazzi …

giovedì 12 marzo 2009

Fuori programma (e fuori di testa)

Cosa si intende esattamente per “fuori programma”?
Qualcosa di non previsto, giusto?
Ma…in che senso?

Nel corso della mia attività artistica ne ho viste delle belle. Tuttavia si può semplificare. Gli “imprevisti” sono sostanzialmente di due tipi.

Tipo 1: in pubblico.

Ci si sta arrangiando come al solito. Ci hanno portato via il tavolo e le luci lasciano a desiderare, ma va bene. Per fortuna l’amplificazione è decente.
Cominciamo, ma pochi minuti dopo succede qualcosa. Ad esempio, uno scroscio di pioggia; metà del pubbli­co fugge per cercare riparo sotto al porticato. Noi resistiamo eroicamente, leggendo a malapena gli spartiti punteggiati di pioggia, possiamo farcela. Ma il palco è sdrucciolevole, i ballerini rischiano di farsi male. Si decide allora per una pausa, passato l’acquazzone, per asciugare un po’.
Ci suggeriscono di suonare qualcosa per riempire la pausa, ma subito qualcun altro dice invece che la scena è volutamente silenziosa. Poi giunge la maestra di danza a chiedere perché non stiamo suonando. Insomma, occorre un “fuori programma”.
Si fa così.
Qualcuno che ha autorità o si illude di averla, tipo Gaetano, propone qualcosa.
«Facciamo il pezzo A» dice.
Il pezzo A, essendo tutto ciò un “fuori programma”, appunto, non fa parte del repertorio preparato dell’occasione, oppure era previsto in un altro punto, quindi lo spartito va cercato nel quaderno. Passano alcuni minuti prima che tutti abbiano la musica giusta davanti e lo strumento necessario in mano. Però allora il presunto leader entra in una fase di pentimento per ciò che ha detto poco prima, e cambia opinione:
«Ma no, facciamo invece il pezzo B!»
Identici problemi per il pezzo B.
Quando siamo di nuovo pronti è qualcun altro, tipo Giorgio, a prendere la parola scuotendo la testa.
«Però il pezzo B non viene mica tanto bene. Ti ricordi che dovevamo ancora sistemarlo, decidere questo e cambiare quell’altro?»
Il capo non tanto capo ci pensa su.
«Hai ragione. Allora niente, facciamo A.»
Si torna ad A e ci sono gli stessi guai dell’inizio. In più, sicuramente almeno uno di noi, credendo che il pezzo A fosse definitivamente passato di moda, l’ha gettato via, o l’ha tolto dal quaderno, o lo ha nascosto in una busta insieme ad altro materiale di riserva; insomma, non lo trova più e dopo vane ricerche deve affrettarsi a leggere sul quaderno del vicino.
A questo punto ci vengono a dire che il tempo morto che avremmo dovuto coprire è finito.

Tipo 2: in privato.

«No, Aurelio! Possibile che tu non capisca? Ci stai mandando fuori. Guarda che non devi suonare contro di noi, ma con noi. Lo capisci? Noi non siamo né rivali su cui primeggiare, né il tuo sottofondo su cui tu puoi fare i tuoi voli pindarici...»
«Ma a me sembrava...»
«E sbagli! Tu hai l'idea che noi siamo il basso continuo e tu la voce di canto, che tu solo sei importante! Ma non é così!»
«Però...»
«Tu non sei la prima voce; sei solo la voce più acuta. Qui non facciamo musica barocca...Qui é fondamentale l'armonia piuttosto che la melodia. Lo dovresti sapere. Qui ci sono cinque voci assolutamente paritarie che devo­no intrecciarsi in modo organico e formare un'armonia...che non c'é se tu spari lassù in cima!»
«Ma io ho letto su quel libro che...»
«Non puoi aver letto una cosa simile. Noi dobbiamo essere come delle canne di uno stesso organo...dobbiamo suonare insieme e fonderci perfet­tamente senza che nes­suno prevalga sugli altri. Noi quattro ci stavamo riuscendo, prima che tu iniziassi a zufolare così forte!»
«Ah, quindi sarebbe colpa mia?»
«E mi permetto di ricordarti anche che gli abbellimenti che fai non sono sempre quelli ideali. Sono troppi, oltretutto»
«Bene. Poi basta?»
«Non ti sei accorto che gli ultimi erano totalmente fuori? Se vogliamo inserire degli abbellimenti bisogna che lo facciamo in modo sistematico, dobbiamo metterci a ta­volino e stabilire gli abbellimenti per ogni voce in modo che si incastrino a vicenda. Tutte le voci meriterebbero di essere abbellite, ma se ci mettiamo a fare questo non finiamo più, perciò fin dal­l'inizio abbiamo detto...forse non hai sentito...di lasciar perdere e di dedi­carci ad altre cose»
«Mi pare non ci fosse niente che non andava in questo ultimo sistema. Ho aggiunto delle normali diminuzioni, le solite...»
«AURELIO!!! Non discutere! Facevano schifo! Erano fuori tempo, rovina­vano gli ac­cordi, distruggevano tutti gli incastri delle dissonanze, non fa­cevano capire niente dell'armonia! E oltretutto per fare quegli schifi perdi il tempo e ti trovi sempre indietro di un quarto!!! Non so come ti permetti di rovinare l'arte del Maestro con le tue por­cherie!»
«AH, QUINDI SONO IO CHE TI HO ROVINATO QUESTA MERAVIGLIA? ALLORA GUARDA COSA NE FACCIO!!!»
(straaap...)

venerdì 27 febbraio 2009

Dall’inizio?! No, dai!


La storia della mia attività musicale inizia nel dicembre 1981.

E vedo un mucchio di possibili lettori scappar via già annoiati.
I giovani di oggi non hanno più pazienza, ecco la verità!

No, la faccio breve.

Durante una delle mie primissime lezioni di flauto, il maestro chiamò noi principianti del primo anno (che stavamo apprendendo le basi in un’altra stanza) per farci sentire come veniva bene il pezzo di musica d’insieme che quelli del terzo anno stavano studiando.
Fui molto impressionata da quel gruppo di persone.
Ricordo di essere andata da mia mamma a dirle: “C’è uno di quelli grandi che sembra matto, si dà degli schiaffi da solo e mi ha fatto paura!”
Quello era Emi. Da quando ha messo da parte l’antica abitudine all’autopunizione fisica per gli errori suona peggio.

L’anno successivo la mia classe non esisteva più, rimanevo solo io. La migliore o la più scema, la più…? No, cioè, non so dove siano andati gli altri. Non sono stata io, giuro.
Ma con questo trucco venni inserita in breve tempo nel gruppo degli “anziani” e pian piano li surclassai tutti ahah. Ma intanto il maestro rompeva i rapporti con la scuola di musica locale e dovemmo diventare pendolari per proseguire i nostri studi.

Facevamo seminari mensili a Genova Nervi, non molto comoda da raggiungere col treno venendo da ponente. Dovevamo cambiare almeno una volta, sempre di corsa, con valigioni immensi ricolmi di strumenti.
Ho un flash di noi che, per fare prima, prendiamo una scorciatoia attraverso un treno merci fermo sul binario accanto, rischiando la vita.
La grande nevicata dell’84 ha trasformato una domenica potenzialmente noiosa in una spedizione polare piena di imprevisti e momenti di azione frenetica.
Seguendo fiduciosa le in­dicazioni di Emi (che una volta si é perso anche dietro casa sua) mi ri­trovai spesso in posti di cui non immaginavo neppure l'esistenza. Una volta che avevamo fretta e per questo avevamo deciso di prendere l’autobus, lui scelse con finta sicurezza una linea urbana a casaccio e mi condusse nel cimitero di Staglieno, mentre altrove (quasi dall’altra parte di Genova) ci aspettavano con ansia per iniziare uno spettacolo. Io ero allora così ingenua e timida che ci ricascavo ogni volta, a fidarmi di lui.

Ma, nonostante la mia apparenza timida e remissiva, non ci misi molto a rivelare anch’io la mia vera natura. Un esempio su tutti.
Il maestro mi chiama per domandarmi in prestito il mio nuovo flauto contralto barocco per uno dei miei compagni, solo per un pomeriggio in cui gli “anziani” fanno una prova d’insieme senza di me. Ovviamente mi fido del maestro e acconsento, il mio compagno passa da casa mia e io gli consegno la valigetta.
Sento un certo disagio nel farlo, ma la timidezza mi impedisce di bloccare il malcapitato prima che se ne vada per consigliargli di fare una cosa che sembra troppo stupida per essere sensata: controllare che il flauto ci sia…
Metto a tacere questi dubbi sciocchi e mi rimetto a farmi i fatti miei. Fino a quando, poco dopo, ricevo una telefonata disperata dal poveretto: egli boccheggia e balbetta, atterrito, non sa proprio come dirmi che qualcuno deve essersi introdotto in camera mia e avermi rubato il flauto dalla valigetta, lasciandomela vuota!
E il flauto mi guarda beffardo da uno scaffale della libreria dove mai e poi mai usavo posarlo. Non ho dubbi: il malvagio pezzo di legno mi ha controllata mentalmente. Occhio ai buchi…

domenica 25 gennaio 2009

Proposte indecenti

Sono stata rimproverata per il mio post sui concerti di Natale: l’amico di cui ho riportato la mail è preoccupatissimo, persuaso che discorsi come quelli potrebbero farci cacciare in perpetuo dall’amabile congrega dei musicisti, per nulla permalosi, si sa.

Bene, visto che ormai abbiamo rotto il ghiaccio, mi sento incitata a continuare a dire quello che penso.

Proprio dal suddetto concerto di Natale mi sono scaturite due riflessioni, che mi hanno condotto ad altrettante proposte provocatorie e scandalose per il futuro.

Emilio ed io ci siamo fatti un…ehm affaticati tanto a suonare i flautoni, basso e granbasso, perché giustamente non bisogna intersecare la voce, il flauto dolce suona un’ottava sopra quello che legge e quindi…poi ci sono problemi di intonazione e blablabla (se volete sentire tutto lo spiegone chiedete a Gae). Ok. Ma certo questi tuboni non danno soddisfazione, non si sente un bel niente nell’insieme, quando mi trovavo a suonare all’unisono con il trombone non mi sentivo nemmeno io.
E cosa capita? Che poi l’organista quando accompagna per dare corpo mette su i registri coi flautini che fanno piiipiii…cioè esattamente quello che potevamo fare noi! E questo non dà fastidio alla voce? Ma perché allora non scambiarci, noi suoniamo i flautini e lui sostiene i bassi?

Adesso viene la proposta più forte e più indecente, eh. Avviso tutti: il mio rapporto con la musica è un po’ pragmatico ma anche molto viscerale. Cioè, quel che conta è il risultato, e l’unico risultato che conta è l’emozione che dà.
Se siete dei puristi non leggete.

I nostri flauti sono stonati, va bene, lo ammettiamo, perlopiù calanti. Ma sono strumenti a intonazione fissa, purtroppo sbagliata. Bisognerebbe segarli per risolvere il problema, e comunque non andrebbero automaticamente a posto tutte le note.
Aggiustarsi va bene, ma ci sono limiti, non ha senso soffiare come mantici o appena appena, lo strumento richiede una certa ben precisa pressione di fiato, sennò il suono fa schifo!
Invece clavicembalo, chitarrone e –in una certa misura- dulciana hanno la possibilità di adattarsi molto meglio.
…
Lo dico?

Ecco, ragazzi…perché non scendete voi, giusto un pelo?
Ci fanno la multa se non siamo esattamente a 440?
Non è più importante essere intonati tutti tra noi che rispetto a chissà chi?

(Se Gae non mi toglie il saluto stavolta…)

Aggiornamento (30/1/09)

Commento dell’amico esperto:

Rispetto alla tua ultima performance, secondo me il difetto più grosso è che i tuoi lettori diranno: E chi se ne frega! Nel merito, è ovvio che in un buon gruppo, affiatato, con un direttore serio, si cercherebbe il compromesso migliore su tutto, volume, diapason ecc. Ma con gente come P. o G. (non faccio nomi perchè rischio di trovarmi sputtanato sul tuo blog, che dovrò chiedere alla Polizia Postale di chiudere) che raffazzona gente sul momento e si aspetta che risolvano loro i problemi - se fossero diplomati di conservatorio e magari professionisti capisco, ma non è così... Insomma, figlia mia, ci vuole pazienza e battersene il flautino.

Insomma, non ho detto eresie così grosse…

venerdì 26 dicembre 2008

Natale in musica, che divertimento!

I concerti di Natale sono qualcosa di allegro e festoso, che ti riconcilia col mondo, giusto?
Sì, se non si li considera dal punto di vista dei concertisti.

Da quella prospettiva sono un concentrato di tutti i problemi che si manifestano già normalmente nel corso della preparazione di uno spettacolo, il tutto però esacerbato dalla consapevolezza di dover fare i conti con una concorrenza spaventosa nelle stesse serate, dall’impossibilità di rimandare qualora non ci si sentisse pronti, dalla frustrazione dell’avere a che fare con turbe di personaggi che se la tirano da professionisti ma che col cavolo che rinunciano alla gita dell’Immacolata o al pranzo domenicale in famiglia per fare una prova in più.

Vediamo cosa accadeva, tanto per fare un esempio, cinque anni fa, a un concerto a cui io non partecipavo ma che ho rischiato di andare a sentire se il tempo da lupi non mi avesse fatto cambiare idea. Questo è il resoconto integrale mandatomi da un amico il giorno seguente.


Oggetto: grande
Data: martedì 23 dicembre 2003 19.41

grandi nuove!! il tuo amore era a perugia con la squinzia, e si è dimenticato che ieri c'era il concerto! quando se ne è accorto, è partito come un razzo - arriva alla chiesa 10 minuti prima del concerto "ma Gaetano, e il cembalo che dovevi portare?" - parte di corsa, prende il cembalo, lo fa cadere a terra e lo rompe!!
arriva con dei pezzi di legno che non stavano insieme, così lasciamo perdere, proviamo con la pianola del prete ma ha una batteria che non si riesce a togliere, così fa tutto Virginio, incazzato come una lippa per non dire di Giorgio che si era tanto impegnato - un mezzo disastro.
Lui si scusa e scappa via ma Virginio ci raggruppa e dice "ma questa Monica, non è poi così bella, non vi pare?" il peggio è che io avevo fatto una battuta che se non mi conosceste poteva sembrare pesante e contro Gae, invece che affettuosa come il solito, e lei giù con una sghignazzata scomposta ...
Poi Virginio dice che però per i concerti di Pasqua non si facciano scherzi, devi tornare tu, ecc. Qualcuno gli dice ma allora ti piace e lui "meglio la mamma..."!!! Hai capito che roba?
(tristissima la storia del trombonista di Cairo, hai visto che è morto? che tristezza, 39 anni)



Per inciso, il “mio amore” è solo un modo di dire, poiché spesso mi trovo d’accordo con le sue posizioni, in contrasto con altre persone che manifestano in questo modo la loro infantile gelosia. La "squinzia" è Monika (con la k), fidanzata tedesca del Gae.


Il clavicembalo? E’ stato riparato, non temete, e ora suona assai meglio di prima. Non sapete che anticamente i costruttori bagnavano con secchiate d’acqua le tavole armoniche e le lasciavano fuori a gelare, proprio perché si creassero microfratture nella fibra del legno che miglioravano grandemente il timbro sonoro? E ci salivano anche sopra coi piedi…è tutto scritto. Non so dove, ma c’è, chiedetelo a Gae.

Tornando a noi, quest’anno ce la siamo cavata, sebbene la serata (di nuovo lunedì 22!) non fosse iniziata per il meglio.
Attendiamo l’arrivo della seconda macchina per partire tutti insieme, l’appuntamento è presso un distributore. Si può stare in mezzo al piazzale a luci spente? Ovviamente no. Ma il Gae è in ritardo di quasi mezz’ora, bloccato nel traffico poche centinaia di metri più indietro; quando finalmente Gae arriva, ci passa davanti e va, il buon Virginio fa per mettere in moto e seguirlo e invece gneeuwww…la batteria è morta. Che si fa? L’auto di Emi è sotto casa sua, e c’è il problema del chitarrone che di sicuro non ci sta…
Si richiama indietro Gaetano che era già sfrecciato come un missile alla volta di Cairo Montenotte, lui torna, accompagna Emi, noi aspettiamo quasi un’altra mezz’ora, arrivano, si trasbordano bagagli e strumenti e finalmente si parte. Meno male che avevamo preventivato di trovarci in chiesa con largo anticipo! Anche stavolta, come sempre, non c’è tempo di fare una prova intera, visto che già arriva la gente, e anche l’accordatura del clavicembalo è fatta in fretta e furia, vien voglia di buttarlo un po’ in terra e vedere se si mette a posto da solo.

Ma guardiamo il lato positivo: almeno non c’era Giorgio!

martedì 30 settembre 2008

Brutta cosa l’orgoglio

Un fuoco indomabile

Era un giorno tranquillo pieno di pioggia e si avvertiva un'atmosfera di energia in una cantina piena di cipolle.
Era questo il laboratorio di Gorgo, un giovane dal carattere tormentato, che passava la vita a copiare partiture all'infinito, ripetendo: ''Ma chi se ne frega!''
Gorgo aveva costruito e regalato i cannelli a tutti nel regno, il popolo ormai ne aveva fin sopra i capelli di lui e lui radioso sempre rispondeva: ''Gli strumenti sono miei, posso anche infilarmeli...!''
Egli suscitò in tal modo la curiosità di Staefno, un dio della musica che quel giorno bussò alla sua porta, volgare.
Staefno era venuto a ad avvertirlo che gli oggetti che distribuiva facevano schifo e la gente li predeva per educazione.
Ma Gorgo pensò che Staefno fosse più bravo di lui a costruire ance e gli sbatté la porta in faccia, gridando: ''Spaccherei la faccia a tutti!''
Allora Staefno offeso si rivelò per quello che era in realtà, un terribile re ballerino, e lo maledisse: mai più Gorgo sarebbe riuscito a sbolognare i flauti ai creduloni!
''Vaff...!'', sbuffò Gorgo e tornò a modificare strumenti musicali senza posa.

Un cuore impetuoso

Era un mattino giulivo pieno di sole e si avvertiva un'atmosfera di tensione in un castello sullo strapiombo.
Era questo il rifugio segreto di Gioio, un giovane dal carattere umile, che passava la vita a piegare tubi all'infinito, ripetendo: ''Ma chi se ne frega!''
Gioio aveva generosamente aggiustato come voleva lui le cornamuse a tutti in città, il popolo ormai voleva cacciarlo e lui sospettoso sempre sospirava: ''Ma chi se ne frega!''
Egli suscitò quindi la gelosia di Gaeanto, un grasso gnomo irridente che quel giorno bussò alla sua porta, tormentato.
Gaeanto era venuto a chiedergli consiglio su come migliorare i cornetti.
Ma Gioio temette che Gaeanto fosse più bravo di lui a modificare strumenti musicali e gli sbatté la porta in faccia, gridando: ''Vaff...!''
Allora Gaeanto offeso si rivelò per quello che era in realtà, un potentissimo fratellastro ambizioso, e lo maledisse: mai più Gioio sarebbe riuscito a passeggiare nel bosco senza cadere a capofitto in una legnaia!
''Chi è 'sto gay!'', sbuffò Gioio e tornò a modificare strumenti musicali senza posa.

Un principe giulivo

Era un mattino volgare pieno di sole e si respirava un'atmosfera di energia in un mercatino dell'usato.
Era questo il laboratorio di Gorigio, un principe dal carattere silenzioso, che passava la vita a costruire ance all'infinito, ripetendo: ''Chi è 'sto gay, perche' deve fare il cu*o a noi!''
Gorigio aveva abbondantemente fatto a pezzi i flauti a tutti nel villaggio, il popolo ormai lo adorava e lui ritroso sempre sospirava: ''Vaff...!''
Egli suscitò quindi la curiosità di Ghielmi, un oscuro signore del caos che quel giorno bussò alla sua porta, radioso.
Ghielmi era venuto a chiedergli aiuto su come migliorare i flauti.
Ma Gorigio pensò che Ghielmi fosse più bravo di lui a segare pezzi di legno e gli sbatté la porta in faccia, gridando: ''Ma lui che c...o ci sta a fare!''
Allora Ghielmi indignato si rivelò per quello che era in realtà, un terribile grasso gnomo irridente, e lo maledisse: mai più Gorigio sarebbe riuscito a pronunciare una sola frase priva di bestemmie!
''Ma chi se ne frega!'', sbuffò Gorigio e riprese a copiare partiture senza posa.

Creato col il Polygen su una tragica storia vera. Potrei andare avanti all’infinito…

mercoledì 3 settembre 2008

Detto, fatto!

Come si parla con gli squilibrati? Con cautela, è ovvio. E’ tutto un "Ehi, come te la passi? Ah, sì? Oooh, che interessante! Ma davvero? Braaavo! Ma guarda, complimenti! Eh, sì, hai proprio ragione tu!" e via discorrendo.

Mai e poi MAI bisogna dar suggerimenti, pronunciare parole che possano suonare come un invito a fare qualcosa, men che meno ci si può permettere di scherzare, perché lo squilibrato –anche quello che non ti ha mai dato retta prima d’ora- stavolta ti prenderà sul serio, e nel modo più contorto e pernicioso possibile.

Così, può capitare, tanto per dire, che in un gruppo musicale che sta tentando di preparare una serie di (noiosissimi) pezzi per una registrazione e si trovi a corto di idee per renderli un po’ diversi l’uno dall’altro, uno spiritosone, spronato dal testo del brano che dice rumpite libros, se ne esca con la battuta dell’anno: "Ma lei [indicando una ragazza innocente] potrebbe strappare della carta in sottofondo!". Una scempiaggine pensata per suscitare il riso, ma gli squilibrati non rideranno, anzi diranno: "Che ideona! Sei un genio!" e la povera ragazza si troverà davvero costretta a suonare il giornale, strappando pagine a tempo…

Nello stesso modo io ho incautamente buttato là un gioco di parole in uno dei miei ultimi post, invitando un amico a comporre un raccontino hard con protagonisti pezzi di pc.

L’ha fatto sul serio. Eccolo, solo leggermente censurato per non incappare in filtri.

Un’ammucchiata di materiale informatico

Il vecchio monitor, abbandonato in un angolo del magazzino polveroso, guardò con apprensione la notevole massa di componenti elettroniche che stavano scaricando, già ostile ai nuovi arrivati, che avrebbero turbato la sua pacifica lenta agonia.
Ma quando si trovò avvolto dai fili di decine di mouse che gli si posavano addosso, arrotolavano intorno, lo bloccavano in un’intimità schifosa, viscidi, frementi di libidine e mollicci, si sentì sopraffatto dalla vita, si trovò ad augurarsi quello che prima tanto aveva temuto: il corto circuito, prodotto dall’umidità o da un rilascio di acido, che in un lampo e uno sfrigolio gli avrebbero tolto definitivamente anche quel po’ di vita latente in cui vegetava da tanto tempo; non poteva sopportare oltre le sgradevoli attenzioni di quei pervertiti che si ammucchiavano su di lui, bianchi, grigi, neri … e perfino uno rosa!
"Magari un’esplosione!" si augurò, sognando una fine eclatante, visto che non poteva essere gloriosa.
Ma guardate quelle ba***e di tastiere buttate nell’angolo opposto, guardatele!, una sull’altra senza pudicizia alcuna, a solleticarsi i tasti l’un l’altra, mentre un suo simile – simile? non lo conosco e non ha niente a che vedere con me, piatto e spigoloso com’è…un’altra razza – un suo QUASI simile, appoggiato al colmo del mucchio di tastiere, ondeggiava impudicamente su una di loro sollecitandole la sbarra spaziatrice in un cunn***us abnorme, che si sarebbe concluso con il blocco della sbarra abbassata in un orgasmo infinito …
"Un’esplosione, un’esplosione …"
E quel mouse ottico rovesciato sul dorso, che mostra la fessura rossa ormai spenta, e guarda quelli più tradizionali con uno sguardo apparentemente sprezzante? Un caso classico, da manuale, di "invidia del filo" – che poi, persa la speranza di infilare lo spinotto in questa e quella porta, anteriore o posteriore che fosse, com’erano abituati (beh per essere onesti almeno porte dedicate, non come le prese USB che si infilano praticamente ovunque) insomma guardali ora, con quel filo che penzola lubrico e sconsolato…
"Un’esplosione, Signore, un’esplosione!"

Grazie, caro amico, complimenti, che interessante, braaavo!


L’autore.

lunedì 18 agosto 2008

Un po’ di fiducia, Emi…

Caro Emi, so bene da dove nasce la tua diffidenza per questa nuova clinica che ti ho consigliato. Le tue esperienze chirurgiche non sono state delle migliori, sebbene non si avvicinino neanche a quelle patite da altri miei conoscenti e parenti (tamponi dimenticati all’interno, flebo contaminate da detersivo liquido, trasfusioni con sangue del gruppo sbagliato).

Ho presente anch’io il tormento della tua operazione d’ernia inguinale, con l’ago infilato nel braccio per tutto un giorno e una notte, la saracinesca dell’ascensore che frustrava ogni tentativo di prendere sonno.
Nemmeno l’atmosfera rilassata e quasi gogliardica della sala operatoria ti aveva risollevato l’umore, quando era arrivato un tizio sconosciuto a presentarsi: salve, solo il nuovo anestesista mandato dal capoluogo, e tutti a salutarlo cordialmente, benvenuto e grandi pacche sulle spalle, nessuno lo conosceva né di vista né di nome, ma tutti pronti a credergli sulla parola. E tu rattrappito sul lettino che ti domandavi se non fosse un’orribile candid camera, o se invece mesi dopo non si sarebbe scoperta la verità: PIÙ DI TRENTA LE VITTIME DEL MITOMANE CHE SI INFILTRAVA NELLE SALE OPERATORIE…

Neanche quest’ultima rimozione dei calcoli alla cistifellea (ma come ci sei rimasto male nello scoprire che intendevano asportare tutta la cistifellea!) ti ha soddisfatto: prima non avevi niente e ora senti male.

E vogliamo parlare delle varie colonscopie coi dottori che ti sembrano tutti un po’ gay e ti fanno paura? No, lasciamo stare.

Capisco che tu ne abbia abbastanza.

Ma proprio non ti posso vedere con questa infiammazione alla mano, il dito rattrappito e gonfio per la fatica di reggere il flauto basso per ore e ore, il dolore che ti costringe a fermarti e agitare il braccio in aria sventagliando il polso come un suonatore di nacchere.Tutta questa sofferenza mi strazia. E il problema si può risolvere facilmente, credimi!

Perciò ora piantala di urlare e stai fermo.

Ecco il chirurgo…
Un amante del piercing estremo, costui, ma è forse in discussione la sua vita privata? E’ bravo, sa quello che fa e ciò ti basti. Probabilmente non è neanche gay.

Dai, a cosa ti serve questo vecchio braccio rattrappito, perché ci tieni tanto, quando puoi averne uno nuovo fiammante che ti permetterà di suonare tutto il giorno senza stancarti? Anzi, fossi in te farei un pensierino anche sull’altro braccio, in modo da diventare un musicista completo.
Cosa, che anestesia, hai brontolato finora contro quello dell’altra volta! Non fare il frignone. Guarda che bella infermierona bionda sta venendo a prendersi cura di te!
Scommetto che la affascinerai con la tua parlantina. Poi mi racconti, eh.


P.S.: Poi riparliamo con calma della tua idea di volermi far comprare e suonare un robo così: