domenica 27 luglio 2008

La Poesia della Leggenda - 1

Inauguriamo con questo post la serie di scrittura caotica “a tema”, cioè ispirata a libri, film, biografie ecc. Questa parodia estrema potrebbe (il condizionale è d’obbligo) risultare divertente non solo per l’autore ma anche per chi conosce l’originale. Forse.


Parte prima - Autunno


C'è solo una puntata timbrata e pazienza, ci accontentiamo:
però quando una figuretta esile ci mette nei guai con gli spettri
è l'ora di domandarsi se vale la pena di entrare nelle rovine!

Era iniziato tutto sopra a un albero dove degli amici
si erano rivisti dopo tanto tempo,
la comitiva non era però al completo,
e siamo poi sicuri che da qui a là lei abbia la risonanza in mano?
Probabilmente no, e la cameriera non vi dà peso,
anche se, dopo che una bionda ha cantato,
li fa saltare tutti nello scarico della spazzatura!

Spaventati da una luce azzurra, corrono nei boschi,
rubano una barca con lo stetoscopio:
bisogna però legare il ferramenta che ha paura dell'acqua
e quando gli arcieri si addormentano
ecco che vedono che mancano costellazioni
e affranti fanno cadere le stoviglie!

In mezzo a una puzza dannata di radici andate a male
l'uomo delle pianure litiga col cavaliere in armatura, ma poi diventano amici:
incipiente, un grosso fratello sbatte le teste di strani chierici con dita adunche,
e si trasformano in pietra!
Così poi un uomo onorevole vede un cervo e vuole seguirlo,
contro il parere di tutti i carpentieri,
in cima a una montagnola vedono un alamaro buio...
ed ecco che si trovano a dover convincere antichi guerrieri.

Cosa accade dopo non lo ha capito nessuno:
urla di qua e di là, barellieri fuggono nella notte,
il mago preso per mano sviene...
ma dopo questa scena scritta dal tossico in trip
ecco che si riprende in compagnia di sdegnosi centauri.
Per non essere usato come cibo per cani, il ladruncolo mostra molte mappe,
tutte sbagliate, ma è entusiasta come sempre,
anche nel sedersi su covili traballanti e mangiare alla luce di molte lune.
Vorrebbe poi restare sveglio ma è inutile,
e subito trovano il villaggio bruciato come dopo aver frugato in letti di paglia!

Ma non c'è tempo nemmeno di rimettere l'imbottitura nel pupazzo
e in mezzo alla palude due si buttano dal tronco per non essere catturati,
mentre si fanno piroette tra le frecce avvelenate!
La guaritrice tocca inutilmente lunghi capelli e un picchiatore,
disperato come un gemello orfano, spacca le sbarre
correndo di fronte al drago di giunchi...
ma a questo punto è un trucco e nel fumo riescono a fuggire
salvo il bambino dispettoso che rimane incastrato con la testa
e un tipo lugubre si mette a ridere, spaventando tutti.

La tastiera emette un ronzio
e dato che è tardi
decidono di tornare a vedere cosa è stato della città sopraelevata.
Qui trovano la locanda posata per terra e le patate sparpagliate
mostri picchiano un elfo e poi li arrestano,
anche se un verme immaginario fa la guardia alle armi.
Chiusi nel carro col fabbro mutilato,
partono con la faccia di chi, davanti alla cartuccia vuota,
ha giurato di non chiedere più farina ai vicini.

In realtà avevano già recuperato i dischi, lottando intorno a un pozzo
e facendosi male nel tempio;
non sarebbero mai riusciti ad andare su e giù coi sacchi di zucchero
nelle pentolone per fondere il lardo senza l'aiuto di una nana sporca,
amante dei topi morti,
che per effetto di un tubero stagionato si era innamorata di un giovane
dall'aspetto appariscente
e lo aveva condotto fin quasi dal drago.
Tutti ridevano di lei e della sua collezione di lucertole,
ma il fattucchiere invece l'aveva trattata con gentilezza,
donandole un'aura argentea,
e lei felice aveva rilegato dei canti scozzesi!

Ora nella gabbia nessuno vuole parlare di vetrine
e ci si ferma perchè un vecchio col cappello litiga con gli alberi,
si fa caricare e insegna come tirare sfere di fuoco contro i moscerini!

Vanno in casa di un popolo superbo che lì per lì non crede al medaglione
e guarda storto chi è vestito di rosso;
qui uno ricorda che si è fatto crescere la barba per non mostrare
che non conosce suo padre,
e una ragazza gli ha dato delle foglie ma lui non le vuole!
Una rissaiola da taverna fa a botte con uno scudo e poi lieta abbraccia l'omone,
interviene così la guaritrice, come una sorella, ad ammonirlo
perchè lei è alla ricerca di un primo impiego...

Una ragioniera una volta si è domandata perchè mai piaccia tanto
uno che non fa altro che tossire,
ma la ricetta della tisana gliel'ha data il capo dell'ordine
per scusarsi di averlo marchiato...

Per una strada segreta entrano dove c'è una catena,
contro il volere di un esperto aprono la stanza del tesoro
e uno spettro grida selvaggio;
così, mentre due salgono tra gli ingranaggi,
sollevano per sbaglio un animale grande e precipitano tra le piume di gallina,
gli altri si rifugiano dietro a una porta finta
e devono vestirsi da donna per salvare i giocattoli.

Dopo varie accuse reciproche di tradimento
e un incontro con chi ha un rubino nel piede
escono in cortile e al cattivo corridore cade la maschera mentre crolla il muro
e gli stranieri si sposano.


(MOLTO liberamente ispirato al vol. 1 delle “Cronache di Drangonlance”)

giovedì 17 luglio 2008

Come fare concerti schifosi – Lezione 8

I Collaboratori/ Parte II

I Cantanti Solisti

Si intende un gruppuscolo di pochissime persone, magari solo una per voce e a volte neanche quella.
E' necessario distinguere vari casi e sottocasi.

A) Cantanti solisti veri
Si tratta di persone che hanno studiato canto a livello anche professionale, magari possono vantare un discreto curriculum. Non hanno mai lavorato insieme prima d'ora, ma per i più disparati motivi si coagulano intorno a un progetto che sulla carta sembrerebbe promettente.
Ma...se avete letto fino a qui lo sapete chi sono in realtà, vero?
Esatto, un mix micidiale di Megalomani, Professionisti e Principesse! SCAPPATE!!!
Tanto non c'è alcuna possibilità, con questi, di far concerti, né schifosi né decenti, perché non vi faranno mai suonare: la Principessa strillerà perché i vostri raddoppi della sua voce se non la fanno sbagliare sicuramente la mettono in ombra, il Megalomane vi ruberà tutte le parti, cercando magari di cantare più voci insieme, il Professionista eliminerà direttamente la metà dei pezzi perché non ne ha voglia e -come abbiamo già visto- tirerà a imboscarsi e fare il meno possibile...L'unico spettacolo che tali mentecatti sono in grado di allestire è questo teatrino dell'assurdo a vostro beneficio! Vi faranno solo perdere tempo.

B) Cantanti semplicemente scompagnati
Questi derivano dalla disgregazione di un Coro (v. Lezione 7). Conoscere i motivi di tale disgregazione è di vitale importanza, poiché si potranno avere situazioni radicalmente diverse a seconda di cosa è accaduto. In particolare:

  • Prima eventualità: il Coro si è disfatto per una secessione interna.
    Domandiamoci: chi abbiamo di fronte? I "secessionisti" (cioè i ribelli) o i "secessionati" (vale a dire il vecchio Maestro e i suoi fedelissimi)? Se è la seconda, i "secessionisti" dove sono andati, invece? Si sono semplicemente dispersi, abbandonando l'attività musicale, hanno costituito un altro Coro scegliendo tra loro un nuovo Maestro oppure -orrore!- si sono uniti a un gruppo rivale? In questo ultimissimo caso, i "secessionati" saranno incacchiati neri, e profonderanno tutte le loro energie residue per vendicarsi, per mostrare a "quelli là" quanto hanno sbagliato, ché il bello viene adesso.
    Per questo tipo di gente, vale quanto detto sui Cori in generale nella Lezione 7.
    Se invece sono proprio i "secessionisti" a contattarci, non diamo per scontato che si tratti di piantagrane pericolosi, concediamo loro una possibilità prima di concludere che sono come (se non peggio) quelli del caso A).
    A ogni modo, mai farsi coinvolgere da queste faide. Ricordiamoci che tutto è accaduto prima che li incontrassimo, noi non c'entriamo nulla e ce ne frega ancora meno.

  • Seconda eventualità: il Coro è giunto al termine della sua naturale esistenza (tutti morti di vecchiaia senza trovare sostituti, il Maestro defunto all'improvviso senza nessuno in grado di prendere il suo posto...) oppure è stato distrutto da cause esterne (una frana ha spazzato via il paese, un invidioso Coro nemico ha attirato e ucciso quasi tutti in un'imboscata...ok, sto esagerando, ma potrebbe succedere, credetemi).
    Rimangono solo quattro patetici sfigati che hanno dedicato tutta la vita al Coro, non sono in grado di rifarsi un'esistenza da soli e non vogliono rassegnarsi all'idea che tutte le cose belle finiscono. Quindi eccoli a tentare il tutto per tutto per recuperare qualcosa: propongono iniziative, si presentano puntuali a tutte le prove, studiano la parte, fanno tutto ciò che non avrebbero mai pensato di fare quando il Coro era vivo e vegeto.
    Ma sanno bene, in fondo, di esser vissuti troppo a lungo, relitti senza senso di un'epoca tramontata.
    Per puro spirito umanitario, vi direi di sopportarli e assecondarli se potete, in attesa che diventi legale l'eutanasia.

Lavorare con dei cantanti solisti di qualsiasi tipo, in definitiva, è un'esperienza che comunque vada vi arricchirà: come detto all'inizio, è molto probabile che il numero dei cantanti non sia sufficiente a coprire tutte le parti, quindi imparerete a destreggiarvi in modo funambolico per realizzare con gli strumenti (i più inadatti possibili, mi raccomando) anche le voci mancanti, ottenendo effetti a dir poco bizzarri nei pezzi pensati per presentare un vero e proprio dialogo tra le voci (che ovviamente rimarrà nell'immaginazione del pubblico).



Il Gruppo di...

ballerini figuranti attori figurini ballanti spadaccini pescivendoli eccetera)
Diversamente dal Coro, questo tipo di gruppo non ha mai un vero e proprio leader, e lo stesso termine "gruppo" per definirlo è fuorviante.

La mente umana (e non) tende a categorizzare tutto, e a ricondurre ciò che incontra a schemi già familiari, per programmare il proprio comportamento. Per questo motivo nel rapportarsi con gli altri ci si aspetta sempre e comunque di trovare UN interlocutore, al limite collettivo, magari cretino, ma rappresentante ed espressione di UNA volontà. In parole spicciole, gente con le idee chiare.

Quello che non ci si aspetta e non si vorrebbe mai vedere è lo spettacolo francamente orribile di un marasma di gente totalmente disorganizzata, un ammasso informe di persone che, pur essendosi volontariamente unite per realizzare un progetto, sembrano non potersi soffrire, ognuna impegnata a gridare più forte di tutti gli altri, a mettersi i bastoni tra le ruote o almeno a sabotare passivamente le decisioni dei compagni, disgregate in decine di fazioni di massimo 2-3 individui ciascuna.

Insomma, ciò che succede nel nostro piccolo gruppo di musicisti falliti, ma portato su vasta scala.
E' un modellino animato del caos primordiale.

E il nostro piccolo gruppo, per i limiti mentali che dicevo prima, continuerà a sbagliare tentando di rapportarsi con uno di questi cialtroni come se quello fosse il rappresentante di qualcosa e avesse voce in capitolo su qualche argomento, cercherà di comunicare col nulla per trovare un accordo impossibile, ostinatamente credendo di poter pattinare sulle sabbie mobili (che bella metafora, eh? Si vede che studio da scrittrice?).
Invece ci troveremo a trattare di volta in volta con la Fazione che Vorrebbe Coinvolgerci Sempre, la Fazione che Non Sa Chi Siamo, la Fazione che Ci Odia Perché Non Ci Hanno Chiamati Loro, la Fazione Entusiasta che Però Non Capisce Cosa Facciamo, ma anche il Comitato del Martedì Mattina, la Rappresentanza delle Tre e Mezza, il Consiglio della Settimana Prima di Ferragosto, tutti con istruzioni diverse, probabilmente durante lo stesso spettacolo.

Anche qui, per fare schifo non dobbiamo sforzarci minimamente.

°°°°°°°

E con questo temo che abbiamo finito con le lezioni sistematiche.
Lo so, lo so, è stato un buon corso, mancherà a tutti, che malinconia, organizziamo una pizzata finale?

mercoledì 9 luglio 2008

15000 pipette scomparse


Ordinate mesi fa, al nostro sollecito la ditta cade dalle nuvole: 15000 pipette pasteur risultano consegnate.
Dove? A chi?
Non si sa.
Interi bancali di merce sparita. Un insospettabile (e incomprensibile) traffico illecito di pezzi di vetro privi della benché minima tecnologia e/o valore aggiunto?
Ne abbiamo ordinate altre, ma nel frattempo siamo veramente agli sgoccioli. Tra un po' dovremo usare le cannucce delle granite.
Perciò se vi capita di vederle passare nel carrettino di un ambulante, di trovarle in un cassonetto o in un carrello abbandonato del supermercato, se le hanno portate per sbaglio a casa vostra per favore fatemelo sapere!

martedì 1 luglio 2008

Come fare concerti schifosi – Lezione 7

Come promesso, ora ci occuperemo delle possibili figure con cui i membri dell'orchestrina appena formata potrebbero trovarsi a interagire, facendo stavolta loro -incredibile ma vero- la parte di quelli normali.

I Collaboratori/ Parte I

Il Maestro del Coro

Intanto sono tutti maschi, e scoprirne il motivo potrebbe meritare uno studio sociologico. Un fattore decisivo potrebbe essere la dipendenza di molti Cori da parrocchie e preti, che ovviamente non affiderebbero mai a una donna nulla che non abbia a che fare con bambini piccoli. Un altro motivo è che il ruolo di Maestro del Coro richiede una persona dotata di grande carisma, energia e autorevolezza, qualità che -mi duole dirlo- non sono facilissime da trovare nel gentil sesso.

Ammettiamolo: anche se cerchiamo di nasconderlo, una qualche esperienza con una corale amatoriale è nel trascorso di vita di molti di noi, anche non musicisti. Soprattutto non musicisti, oserei dire.
Quindi non dirò nulla di nuovo nel sottolineare come il Maestro trascorra gran parte del tempo a sbraitare e bestemmiare, agitando la frusta e minacciando orrende punizioni corporali.

Ma è necessario. Credetemi, indipendentemente da età, ceto sociale, cultura musicale ed esperienza nel campo, i coristi si comportano sempre e comunque come una scolaresca in gita. Basta perderli di vista un secondo, allentare le redini e li si ritrova a schiamazzare nel confessionale, organizzare gare di rimpiattino nella navata centrale, appiccicarsi le gomme nei capelli e tirar giù gli addobbi dell'altare.
L'unico modo per ottenere qualcosa da loro ed evitare guai è farli vivere nel terrore: urlare senza preavviso, brutalizzarne uno a caso ogni tanto, piombargli anche in casa. Quei disgraziati devono sentirsi sempre sulle spine.
Tenere a bada un Coro non è uno scherzo, non è lavoro per animi gentili. E più il Coro è piccolo, peggio è: un apparente paradosso che in realtà si spiega perfettamente con la regola degli amiconi (*).

Può capitare che un Maestro (anche un ottimo Maestro di un buon Coro!) decida di volere degli strumentisti: qui entriamo in gioco noi, e non dobbiamo fare niente di particolare, il Maestro si è già inguaiato da solo chiamando persone che suonano strumenti che lui non conosce. Abituato a non porsi problemi di orchestrazione dei pezzi, sarà convinto che chiunque possa suonare qualunque cosa in qualunque tonalità, quindi ci proporrà partiture in fa diesis maggiore con la massima disinvoltura (sono trasportate per aiutare le voci, no?), oppure pretenderà che si raddoppi qualche linea vocale, incurante della reale estensione degli strumenti (che raramente ricalca quella di una voce umana).

Basta già questo per andare incontro al disastro. Ma se il Coro è bravo? direte voi. Be', il Maestro comunque crollerà presto. Il rapporto con musicisti suoi colleghi e quindi da trattare da pari è qualcosa di inesplorato, che il poveretto non sa gestire. Il solo dover continuamente aggiustare il tono di voce durante le prove d'insieme, per passare dall'urlaccio belluino alla conversazione civile a seconda che stia governando il Coro o dando istruzioni agli strumentisti, è per lui fonte di enorme stress e problemi gastrointestinali. Lo perdoneremo se ogni tanto gli scapperà un moccolo anche rivolto a noi, nell'emozione del momento.
Il grave è che questa continua ricerca di compromesso minerà la sua autostima, mettendo gravemente a repentaglio anche la performance vocale.

Un'avvertenza. Dal punto di vista umano, sconsiglio di interagire in qualunque modo coi coristi. E' meglio trattarli come parte dell'arredamento. Non vi fermate a far conversazione con le canne dell'organo, giusto? Sono forme di vita inferiori, mantenete le distanze.
Ma attenti a non prenderli neanche sottogamba: si tratta di gentaglia potenzialmente pericolosa (soprattutto quelli che cantano din don alleluia)!
E' probabile che veniate sistemati seduti davanti ai coristi, che incomberanno alle vostre spalle. Occhio, soprattutto se siete calvi. Per il ragazzino ultimo arrivato e non ancora del tutto addomesticato la tentazione di attaccarvi un adesivo in testa potrebbe essere irresistibile.

Il Professionista

Almeno sulla carta, è un musicista vero, che non fa altro nella vita ed è ben noto nell'ambiente.
Fissare delle prove con lui è un'impresa estenuante, per via dei suoi numerosi e molto più importanti impegni, e alla fine ci si riduce a vederci all'ora di pranzo nel suo salotto, con la tv accesa e i marmocchi che strillano e corrono in mezzo inseguendo il cane.

La reverenza che i nostri musicisti dilettanti provano dinnanzi al grande nome impedisce loro di notare subito che il Professionista non ha minimamente studiato gli spartiti inviatigli, che lo strumento è scordato e che nella lettura a prima vista alla fine non è che poi lui sia così bravo.
La verità è che il Professionista vola ormai troppo alto sulle nostre teste, così in alto che la sua musica non arriva più alle nostre comuni orecchie.

Sarà anche per questo che alla fine egli taglierà gran parte del programma non trovandolo di suo gradimento, o perlomeno ridurrà all'osso la sua fattiva partecipazione all'insieme, strimpellando appena in un paio di pezzi tanto per fare colore.

Quello che non subirà tagli, invece, sarà la fattura che ci manderà alla fine.

(continua)

o - o - o - o - o

(*) Regola degli amiconi: la facilità e la rapidità con cui ci si mette d'accordo per qualcosa è direttamente proporzionale al numero di individui che compongono la comitiva (**).

Questo perché meno gente c'è e più si ha l'illusione di potersi permettere grande confidenza, essere tutti amiconi, appunto, e non si prova imbarazzo alcuno nel manifestare apertamente il proprio egoismo pronunciando frasi ("La prova martedì sera? Ma scherziamo, c'è la partita!" "Alle 4 no, il pomeriggio voglio andare a dormire...") che non si oserebbe neanche pensare davanti a un gruppo più numeroso e magari già compatto nell'aver preso una decisione.

(**) In realtà esiste un numero critico oltre il quale ciascuno torna di nuovo a comportarsi come fosse solo, fregandosene di tutto.

domenica 29 giugno 2008

Brillante io? Ooohhh e adesso?



Mi è toccato questo...non so bene cosa devo farne...
L'avevo visto girare su altri blog che più o meno seguo, ma non avrei mai pensato arrivasse qui.
In effetti, se ciascuno deve premiare altri 7, tocca a tutti prima o poi.
Proprio a tutti, se siamo arrivati a me, approssimativa, ritrosa, sconosciuta e fuori da tutti i circuiti...(caspita, ma sembra proprio la mia vita reale!)
Va bene, vediamo che danni riesco a fare. Ecco il copia/incolla (non molto brillante, lo so):

Cosa significa Brillante Weblog?“Brillante Weblog” viene assegnato a siti e blog che risaltano per la loro brillantezza sia nei temi che nel design e il suo scopo è di promuoverli tutti nella blogosfera mondiale.

Regolamento:1. Al ricevimento del premio, bisogna scrivere un post mostrando il premio e citare il nome di chi ti ha premiato mostrando il link del suo blog2. Scegli un minimo di 7 blog (o di più) che credi siano brillanti nei loro temi o nel loro design. Esibisci il loro nome e il loro link e avvisali che hanno ottenuto il Premio "Brillante Weblog"3. (Facoltativo) Esibire la foto (il profilo) di chi ti ha premiato e di chi viene premiato nel tuo blog.

Chi mi ha nominato? Non poteva che essere il mio unico lettore assiduo:

Federico Russo "Taotor"

Chi nomino io? Questo è difficile, perché tutti i blog che seguo con regolarità sono già stati premiati! Proviamo con questi altri (saranno già stati premiati anche loro, chi lo sa):

Banalità: non capisco cosa sia esattamente, ma è interessante
Le Nebbie: il blog di Antonia Romagnoli (non ho ancora letto il suo libro però)
Fulvia Leopardi: le fanno pubblicità sui giornali, non ha bisogno della mia
Il Disinformatico: il blog antitruffa di Paolo Attivissimo
Fronte&Retro: il blog di Massimo Citi
Noantri: i gadget, i video, le scemate più assurde
e...
Insomma, non ce li ho 7 blog! Se va bene anche un sito, allora ovviamente:
Polygen

Comunque, Taotor, stavolta la foto della mia faccia te la risparmio, ma sappi che questo è peggio che chiedermi di fare gli abbellimenti!

giovedì 19 giugno 2008

Semplicità...sorella mia...

Mi stavo picchiando con un banale dettaglio del mio romanzo.

Che poi banali i dettagli non sono mai, anzi, rappresentano spesso proprio quei piccoli tocchi che fanno intravvedere il lavoro che c'è stato dietro, le note di colore che rendono viva una descrizione e fanno partecipare il lettore all'azione. O viceversa sono le pietre su cui inciampa l'asino, rivelando che non ci siamo documentati, non sappiamo un tubo di come funziona qualcosa ma nonostante questo abbiamo avuto la faccia tosta di volerci scrivere un libro, o magari la nostra era sì una buona idea ma non abbiamo riflettuto sulle conseguenze a lungo termine delle nostre innovazioni nel mondo in cui si svolge la storia.

A parer mio, è un'assurdità anche dare per scontato che la popolazione si comporterebbe in un certo modo perché è quello che faremmo noi (o meglio, la maggior parte di noi): se stiamo scrivendo di creature non umane, perché mai dovrebbero ragionare da umani?
Può essere benissimo che il popolo di semidei che semplicemente battendo le palpebre potrebbe comandare su tutto l’universo non lo faccia perché davvero a questi non frega niente, sono contenti così e preferiscono stare a giocare a carte. (Certo, questo cammino è rischioso: il lettore non può immedesimarsi in un personaggio totalmente alieno!)

Per certi autori, poi, il "realismo" consiste nel mostrare tutti personaggi completamente negativi, un mondo in cui tutti indistintamente sono disposti a vendere i figli e accoltellare la mamma per soldi o per potere...non so in che realtà vivano costoro, e non li invidio. Oltretutto, per quanti colpi di scena di inventi, una storia così diventa noiosa e perfettamente prevedibile dopo un paio di volumi. Seee, vediamo chi crepa oggi…

Ma sto andando fuori dal seminato.
Dicevo, ad esempio in una cosa che avevo iniziato a scrivere molto tempo fa, da ragazzina (e da cui è disceso il nucleo centrale della trama del romanzo di adesso), sono arrivata a metà della stesura prima di rendermi conto che avevo introdotto una popolazione di esseri volanti...ma questi (a parte quando la trama lo richiedeva) non volavano mai, salivano le scale e vivevano normalmente sulla terra come tutti.
Sono terribilmente distratta, l'ho mai detto?

Be', adesso ho rifatto tutto, aggiustando anche questo problema. Ora il mio dubbio non riguarda un errore così macroscopico, solo la scelta di una particolare terminologia usata da alcuni personaggi in un campo in cui a buon diritto potrei sbizzarrirmi senza che nessuno possa dire che "ho sbagliato"...ma lo stesso non mi sento a mio agio.
E' un fantasy: faccio già sopportare al lettore un mucchio di nomi e parole inventate per descrivere oggetti e creature che non esistono e che quindi non hanno un corrispettivo in italiano, è il caso di annoiarlo anche coniando parole astruse per esprimere invece un concetto normalissimo? Direi proprio di no.
Altrimenti tanto vale chiamare il tavolo "ripiano quadrigambato" o che so io.

Queste creature si riproducono in maniera particolare. Tuttavia, i genitori sono sempre due e mescolano il loro patrimonio genetico per dare vita a un nuovo individuo distinto.
Quindi "padre" e "madre" andranno benissimo.
Non insistete, non lo cambio più.

domenica 15 giugno 2008

Come fare concerti schifosi – Lezione 6

Ancora due tipi molto interessanti da buttare allo sbaraglio. Questi sono più che altro decorativi, ma almeno uno non dovrebbe mancare nel gruppo, per renderlo caratteristico.


La Mistica

Può essere anche un uomo, ma è più difficile.
Per la Mistica, la musica è un aspetto della vita indissolubilmente legato al karma, ai chakra, all'oroscopo cinese, alla reincarnazione, alla poesia cilena e forse anche alle parole crociate. E' più che sicura che gli alieni ci ascoltano e che continueranno a farlo, senza imparare mai a impiegare meglio il loro tempo.

Pur con questi presupposti, la Mistica è capace di perdere le staffe in maniera davvero spettacolare, e del tutto indipendente dall’effettiva gravità dell’inconveniente che si è presentato. Magari riesce a mantenersi calma durante uno spettacolo accidentato, e invece avere una crisi di nervi se qualcuno tossisce durante una prova. Probabilmente dipende dagli influssi astrali.

Da tener presente il fatto che la Mistica, proprio in virtù delle sue insicurezze, non si presenterà mai da sola, ma rappresenterà metà di un pacchetto indissolubile, l’altra parte del quale potrà essere costituita da un fratello/sorella, o dal marito, o –nei casi peggiori- dalla mamma. Questa seconda persona non sarà molto più affidabile della Mistica stessa, ma anzi, in certe occasioni contribuirà a destabilizzarne la psiche.

La Mistica è in realtà una persona dolcissima tormentata da veri problemi nella vita reale, ed è davvero difficile richiamarla all'ordine (e anche prenderla in giro in questo blog) senza sentirsi crudeli, tuttavia ella può fare enormi danni se lasciata a se stessa, poiché tutto intorno a lei tende a diventare ondivago e traballante come il suo equilibrio emotivo.
(Ah già, ma è proprio quello che volevamo...)


Lo Zombie

Lo Zombie è asessuato. Non fisicamente, è ovvio, ma se anche avesse il corpo e le fattezze di un figo pazzesco o di una supermodella nessuno se ne accorgerebbe, perché il suo fattore fascino è zero. Anche nella vita.

Esso/a se ne sta quasi sempre zitto in un angolino, magari impalato, con lo sguardo fisso nel vuoto. Gli altri tendono a dimenticarsi di lui nelle faccende che non riguardano direttamente l'esecuzione dei brani.
Contrariamente a quello che si può pensare, non fa uso di droghe né ha subito danni cerebrali. E' così di suo, dalla nascita, in ogni momento della giornata.

La specialità dello Zombie è la lettura a prima vista, in cui è imbattibile; se la cava egregiamente nel solfeggio e ha un ottimo senso ritmico. Se studia, è -insieme al Pignolo- quello che può fare la migliore figura tra i non professionisti. Globalmente, cioè, lo Zombie non danneggia il gruppo, al contrario.
Quindi, se lo scopo (non dimentichiamolo!) è invece quello di suonare male, occorre mandare lo Zombie in tilt, chiedendogli quello che non può fare, in modo da compromettere completamente la sua performance che altrimenti potrebbe essere troppo buona per i nostri piani autodistruttivi.

E' facile. Teniamo presente che lo Zombie si comporta così perché vive altrove, in un mondo tutto suo. E’ una persona fortemente emotiva da qualche parte in fondo. E' possibile che sia timido, oppure semplicemente svagato. Spesso sta pensando ad altro, a un film o a una storiella sentita da qualche parte (il che spiega perché talvolta sembri ridere da solo), magari sta progettando di scrivere un libro su tutte le corbellerie che la gente -che non bada a lui- dice continuamente in sua presenza.
In realtà quando vuole ascolta e ricorda benissimo ciò che avviene intorno, e quando meno te lo aspetti ti mette alla berlina su Internet.

Se ha un motto, non lo ha mai rivelato a nessuno.

Dunque: per mandarlo in crisi basta chiedergli di muoversi sul palco, parlare, entrare in scena da solo, improvvisare, far qualcosa che non sia suonare o addirittura mostrare un qualche spirito di iniziativa, in altre parole pretendere che si esponga come individuo senza nascondersi in mezzo agli altri. E' la cosa peggiore che potete fargli.


La tipica espressione di uno Zombie a cui è stato chiesto di improvvisare abbellimenti.
Ma perché gli fate questo? Non potete lasciarlo in pace? Eh? Che male vi ha fatto?


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E con questo direi che abbiamo finito di insultare tutti i miei conoscenti…ehm, di esaminare il materiale che la realtà (sempre più allucinante di qualunque invenzione morbosa) ci offre per formare un insieme pazzesco!
Non che io pensi di aver esaurito tutte le possibilità. Ogni giorno nascono nuove forme di musicista dilettante, e una vita intera non basta a conoscerle tutte…perciò chiudo qui.

Continueremo nella prossima lezione illustrando il comportamento da tenere coi collaboratori occasionali del gruppo.