martedì 3 marzo 2009

Letteratura d’evasione…un paio di stivali!

Ecco, avevo tanti progetti per i prossimi post: sui miei personaggi, sulla mia tecnica narrativa, sulla musica, sulle scemate e sulla gatta, e avevo anche un articolo già pronto su un film che avevo visto tanti anni fa e solo ora sono riuscita a ritrovare. Ma…no! Il mio amico collega Sandro mi tampina in continuazione mentre lavoriamo, mi fa gli agguati nei corridoi e mi umilia davanti a tutti perché vuole che riveli qual è il libro che mi è piaciuto tanto.
A nulla serve ricordargli che è un fantasy, quindi non il suo genere, che non credo si trovi in italiano e che comunque non piace mai a nessuno. Che, soprattutto, volevo terminare la rilettura e preparare una recensione approfondita…
Va bene! Basta! Ecco com’è andata!


Nel millennio scorso ero a circa 2000 km da casa e non mi stavo divertendo affatto.
Intanto, non stavo concludendo un bel niente nel lavoro che avrei dovuto fare (e che nessuno dei cervelloni in carica aveva ben chiaro cosa fosse, figuratevi che ne sapevo io), il che, quando già il rimanere lì ti costa un certo tipo di sacrificio, è proprio una bella soddisfazione.
Le compagne di casa maleducate facevano chiasso, la finestra aveva spifferi tali che sembrava di stare nella galleria del vento e dovevo dormire col berretto. Avevo pochi soldi. Ero completamente sola, non mi ero fatta neanche la parvenza di un’amicizia e le telefonate a casa erano spesso le uniche occasioni che avevo di ascoltare la mia stessa voce.
Mi mancavano la gatta, la mia stanza, la musica, i libri…tutto tranne mia madre (che poi era il principale motivo che mi aveva spinta a partire).

Eppure è vero che dai momenti neri può nascere qualcosa di bello.

Ad esempio, all’ultimo anno di università ho bisticciato col professore con cui avrei dovuto fare la tesi, e che mi aveva trattata male; ero così disperata e furiosa che ho trovato il coraggio di avvicinare un altro prof che sarebbe stata la mia prima scelta ma a cui prima non avevo osato chiedere dato che sapevo che pretendeva una media altissima e altri requisiti che non avevo…sono riuscita a farmi prendere lì e ho fatto la tesi che desideravo davvero, cosa che non avrei ottenuto senza quella delusione precedente.
Vabbè, questo non c’entra niente.

Ho imparato a leggere libri in inglese, non sapevo cos’altro fare per resistere alla tentazione di buttarmi a mare.

Ecco, in quel periodo infransi quel mio proposito molto intelligente di non leggere fantasy per non farmi influenzare nella creazione del mio romanzetto. Ero così malinconica che decisi proprio di darmi al fantasy per divertirmi -non nel senso di ridere (ancora non sapevo dell'esistenza di Terry Pratchett), ma per distrarmi, staccarmi dalla dura realtà della mia vita in esilio.
La biblioteca di Cardiff aveva una vasta sezione di fantasy –che nel Regno Unito non è considerata stupidaggine da bambini- ma scoprii con sgomento che erano tutte saghe interminabili e per lo più incomplete.

Così scelsi in base a questo principio: doveva essere disponibile il primo volume.
E magari anche gli altri, ma a questo avrei pensato dopo. L’importante era cominciare dal principio, echeccavolo, ci vuole ordine!

Se avessi scelto, che so, Drangonlance, tanto per dire, credo proprio che la mia vita avrebbe preso una piega differente.

Ma l’unica trilogia completa sugli scaffali era The Chronicles of Thomas Covenant the Unbeliever, di un certo Stephen Donaldson. Erano tutti sconosciuti per me, l’uno valeva l’altro, e questo titolo sobrio mi attirava. Niente donnine in copertina, nessun accenno a draghi ed elfi. Buono, no?

Così mi portai via Lord Foul’s Bane e quella sera mi sedetti rilassata a leggerlo pregustando un’avventura rilassante e poco impegnativa.

Come uno un po’ depresso che pensa: “Ora mi guardo una puntata di Futurama per farmi quattro risate!” e si becca l’infame Jurassic Bark. Che non mi ricordo come si chiama in italiano. Ma se l’avete vista sapete qual è.

5 commenti:

Carraronan ha detto...

Lo conosco.
Nel 1996 un amico di seconda media mi regalò il terzo della serie (L'Assedio della Rocca in italiano).
Un anno o due dopo l'ho letto. Ricordo del tizio con la lebbra, del fatto che tornando nel mondo di coso guariva e ricordo anche che mi era piaciuto.
Dovrei averlo ancora in ottime condizioni da qualche parte.

Peccato che nel '98, a 15 anni, leggevo anche R.A.Salvatore (apprezzando solo alcuni dei suoi libri... e comunque in modo limitato) per cui il mio parere dell'epoca non è "affidabile". ^_^

Mi piacerebbe leggere i due precedenti, tanto per vedere se era una porcata o se era decente.
Cercherò in biblioteca. O su eBay.

Aspetto la recensione. ^_^

Carraronan ha detto...

Fanucci lo ha pure ristampato recentemente (2006 il primo e il secondo, 2008 il terzo).

http://www.ibs.it/code/9788834711378/donaldson-stephen-r/conquista-dello-scettro

Auletride ha detto...

Il protagonista è "cattivo", all'inizio è proprio scioccante, penso che possa piacerti ^^

Qualche difetto "stilistico" ce l'ha: un linguaggio molto elaborato (in inglese, non so la traduzione), troppo lento in certi punti, reitera alcuni concetti fino alla morte...E' stato il primo lavoro d'esordio dell'autore, e un po' si vede.
Ma sfido chiunque a paragonarlo a Troisi, Paolini e compagnia bella!

E' vero che le tre parti sono "autoconclusive" per quanto riguarda gli avvenimenti, ma dal momento che l'evoluzione dei personaggi è il punto focale, andrebbero letti in sequenza.
Per questo aspetto di fare un commento serio quando li avrò riletti per bene (cosa che sta andando a rilento, non per colpa dei libri).

Se li hanno ristampati, il mio collega è obbligato a comprarli, adesso!

Carraronan ha detto...

Sul leggerli in sequenza non ho problemi: ormai il terzo con il passare degli anni l'ho dimenticato. ^_^
Partirò dal primo senza ricordi eccessivi del terzo.

Hai per caso letto anche la trilogia successiva? E' all'altezza della prima? Su eMule in inglese si trovano entrambe.

Auletride ha detto...

Ho convinto qualcuno a leggere Donaldson!!! Non c'ero mai riuscita!!! ^___^

Anche la seconda trilogia è molto bella, secondo me, ma sono più affezionata alla prima; un po' perchè la nuova protagonista (il povero Tom è relegato un po' in secondo piano) mi è stata molto più antipatica di lui, un po' perchè al confronto con quello che succede dopo gli avvenimenti della prima trilogia sembrano un viaggio a Disneyland...

La terza (in corso di completamento) non riesco neanche a immaginarmela.